Nessun boom di domanda e consumi per il 2020 e il 2021, anche se il segno negativo del 2019 dovrebbe essere solo un ricordo. A confermarlo nel corso della presentazione delle proprie previsioni statistiche è stata Eurofer con Alessandro Sciamarelli, fresco della nomina a Director of Market Analysis and Economic Studies.

L’analista ha spiegato che la blanda crescita a livello macroeconomico influenzerà anche l’industria siderurgica europea. Proprio l’Ue sta ancora risentendo delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, della Brexit e dell’affanno industriale che, sebbene in via di risoluzione, non permettono alla crescita di sprigionare per intero il proprio potenziale dal momento che il Pil dovrebbe fare registrare un +1,2% nel 2020 e un +1,4% nel 2021.

«Tra i settori industriali più colpiti dall’andamento negativo del 2019 ci sono gli elettrodomestici, con gli ordinativi che hanno fatto segnare una decisa flessione. Le costruzioni sono invece il comparto che meglio ha performato, anche se nei prossimi anni dovrebbe venire a mancare parte della spinta fornita dalla componente residenziale». Per il maggior consumatore di acciaio il 2019 si è concluso con una crescita della domanda nell’ordine del 3,8%. Per il 2020 e il 2021 il recupero annuo è invece stimato in oscillazione tra lo 0,8% e l’1%.

L’automotive dovrebbe finalmente archiviare quello che si può definire l’anno nero per eccellenza con un -5,9% sul 2018. Il recupero dei prossimi anni dovrebbe essere più cauto per Eurofer, con un +1% nel 2020 e un +2,8% nel 2021. Ancora limitata la penetrazione dei veicoli elettrici nei mercati dei vari Paesi.

 

«Sebbene non sia stata testimone di un crollo come quello dell’auto anche il -3% della meccanica si è fatto sentire» ha spiegato l’analista, indicando però che il 2020 ci sarà un +0,6%, che salirà all’1,5% nel 2021.

«Sul fronte dei consumi in generale ci aspettiamo che la componente reale resti in stagnazione, mentre il consumo apparente segnerà rispettivamente un +1,2% nel 2020 e un +2,3% nel 2021; dopo un 2019 negativo per il 3,3%».

Tasto dolente per Eurofer resta quello delle importazioni, sebbene l’avvio della salvaguardia abbia permesso una flessione del 13% su undici mesi.

«Il nuovo regolamento di Salvaguardia ha ridotto gli import in parte, ma ha reso il sistema molto volatile. Periodi di stop si alternano a periodi di arrivi massicci. Un andamento che ha impattato anche sulle quotazioni».

Eurofer ha evidenziato che circa il 65% delle importazioni europee arriva dai primi cinque Paesi, vale a dire: Turchia (che detiene il 23% del totale), Russia, Corea del Sud, Cina e India.
Sebbene in termini assoluti il dato sia negativo, continua a preoccupare i siderurgici europei l’andamento sul fronte dei piani, che anche per il 2019 si è mantenuto al doppio del periodo di riferimento 2015-2017. A questo si aggiunge anche il fatto che l’import di piani a freddo e rivestiti ha comunque continuato a crescere.

Su queste basi Eurofer chiede una nuova revisione del sistema di Salvaguardia che possa evitare le distorsioni viste nel corso del 2019.

fonte: SIDERWEB.COM

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