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La guerra tra la Russia e l’Ucraina ha interrotto in modo significativo le catene di approvvigionamento globali. L’industria siderurgica ucraina ha ridotto la produzione e perso l’accesso alla maggior parte dei mercati di esportazione. L’industria siderurgica russa, da un lato, ha avuto l’opportunità di aumentare le forniture ai tradizionali mercati di esportazione ucraini. Dall’altro lato, i produttori siderurgici russi hanno dovuto affrontare diverse sanzioni, che avrebbero impedito le forniture ai mercati dell’Ue e degli altri paesi occidentali. Dopo otto mesi di guerra vorremmo scoprire quali tendenze di mercato prevalgono per l’export di acciaio russo. Un livello di sanzioni come quello introdotto contro un grande produttore mondiale di acciaio non si è mai visto nella storia moderna; quindi, i cambiamenti nei flussi commerciali hanno influenzato in modo significativo le catene di approvvigionamento mondiali. Ma poi il mercato ha dovuto trovare un equilibrio. Ci si aspettava che i mercati che hanno adottato le sanzioni avrebbero ridotto le importazioni di acciaio dalla Russia sostituendole con le forniture da altri paesi. Ciò è avvenuto in parte per i prodotti sanzionati, mentre per quelli non sanzionati (soprattutto semilavorati) le importazioni dalla Russia sono invece aumentate. Questo risultato va preso con molta cautela in quanto la Russia al momento non fornisce dati sulle esportazioni; quindi, le nostre stime si basano sui dati delle importazioni dei paesi dell’Ue pubblicati da Eurostat, e su quelli delle importazioni dei paesi extra Ue pubblicate da UN ComtradeQuest’ultimi dati sono incompleti, perché non tutti i paesi divulgano le statistiche sulle importazioni e ciò potrebbe distorcere i risultati dei calcoli. Ad ogni modo, le statistiche sulle importazioni sono l’unica fonte di informazioni pubbliche sulle forniture di acciaio dalla Russia.

Le importazioni dell’Ue e dell’Italia

L’Ue è il più grande importatore di ghisa dalla Russia e nei primi sette mesi del 2022 i flussi in quantità sono aumentati del 61,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le consegne sono continuate dopo l’inizio della guerra in Ucraina, evidenziando un incremento del 37,2% nel secondo trimestre rispetto al primo e del 148,2% sul secondo trimestre del 2021. In luglio si è invece registrata una brusca contrazione, pari a quasi il 70% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

L’83,3% della ghisa esportata dalla Russia nei primi sette mesi di quest’anno è stata destinata al mercato italiano. In questo periodo l’Italia ha più che raddoppiato le importazioni di ghisa e addirittura quasi quadruplicate nel secondo trimestre rispetto allo stesso trimestre del 2021. L’Italia era un grande importatore di ghisa dall’Ucraina e nei primi mesi del 2022 queste forniture sono state sostituite da importazioni dalla Russia. Pertanto, il peso percentuale delle importazioni di ghisa dall’Ucraina è sceso dal 47,9% al 13,4%, mentre quello dalla Russia è balzato dal 41,4% al 70%.

L’Ue rimane anche il principale importatore di semilavorati (lingotti, blumi, bramme e billette) in acciaio dalla Russia. Nei primi sette mesi del 2022 il flusso in quantità ha superato i 2,7 milioni di tonnellate, con un incremento del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2021. Dopo un primo trimestre in cui le importazioni di semilavorati dalla Russia si sono incrementate del 32,2% sul primo trimestre dell’anno precedente, nel secondo trimestre il tasso tendenziale di crescita è sceso al 2%. Il peso delle importazioni dalla Russia sulle importazioni totali è passato dal 48,5% nei primi sette mesi del 2021 al 53,5% nello stesso periodo del 2022. All’interno dell’Ue, il maggiore importatore di semilavorati in acciaio russi è il Belgio (1,2 milioni di tonnellate nei primi sette mesi del 2022, +22,3% rispetto all’anno precedente) seguito dall’Italia con 620,5 mila tonnellate. Nei primi sette mesi di quest’anno le importazioni italiane di semilavorati in acciaio dalla Russia sono aumentate del 20,7%. Da rilevare che il tasso di crescita tendenziale, che nel primo trimestre aveva registrato un incremento del 154,9%, nel secondo trimestre ha invece mostrato un decremento del 32,1%. La quota della Russia sulle importazioni italiane totali di semilavorati è passata dal 20,5% nel 2021 al 28,2% nei primi sette mesi di quest’anno. Le maggiori importazioni dalla Russia hanno sostituito la riduzione delle importazioni dall’Ucraina (-949 mila tonnellate) per una quota pari a poco più dell’99%. Il restante 89% è stato coperto con maggiori importazioni dalla Cina (298 mila tonnellate, 31,4%), dall’Indonesia (130 mila tonnellate, 13,7%). Brasile, 61 mila tonnellate, 6.5%). Algeria (49 mila, 5,2%). Polonia (38 mila tonnellate, 4%), Emirati Arabi (33 mila tonnellate, 3,5%), Vietnam (30 mila tonnellate, 3,2%), Malesia (27 mila tonnellate, 2,8%).

Modeste sono invece le importazioni di prodotti di acciaio dalla Russia, sulle quali dal 1° aprile del 2022 sono in vigore le sanzioni. Il divieto prevede un periodo di transizione di tre mesi per rescindere i contratti esistenti. Durante questo periodo le importazioni dalla Russia sono possibili, ma dal secondo trimestre sono sensibilmente calate. Per quanto riguarda i prodotti piani, le importazioni dell’Ue dalla Russia sono passate da 1,7 milioni di tonnellate nel primo semestre del 2021 a 690 mila tonnellate nello stesso periodo del 2022, con un decremento del 59,5%. La diminuzione si è concentrata nel secondo trimestre, dopo l’introduzione delle sanzioni sulle importazioni dalla Russia, che ha provocato un crollo dell’86,3% rispetto al secondo trimestre del 2021. Complessivamente, nei primi sette mesi del 2022 le importazioni di prodotti piani dalla Russia sono calate del 64,6% e la loro quota sul totale è scesa dal 14,1% al 4,4%.

Le importazioni italiane di prodotti piani dalla Russia sono diminuite del 40,3% nei primi sette mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2021, dimezzando la quota percentuale sul totale di tali importazioni (dal 3,2% all’1,6%). Anche in questo caso il crollo delle importazioni dalla Russia si è concentrato nel secondo trimestre del 2022, dopo il varo delle sanzioni, che ha causato un calo delle importazioni di oltre l’80%.

Per quanto riguarda i prodotti lunghi, le importazioni dalla Russia da parte dei Paesi dell’Ue sono passate da 70 mila tonnellate nel primo semestre del 2021 a 55 mila tonnellate nello stesso periodo del 2022, con un decremento del 20,9%. La diminuzione si è concentrata nel secondo trimestre, dopo l’attivazione delle sanzioni sulle importazioni dalla Russia, che ha causato un calo del 61% rispetto al secondo trimestre del 2021. Complessivamente, nei primi sette mesi del 2022 le importazioni di prodotti lunghi dalla Russia sono calate del 39,9% e la loro quota sul totale è scesa dal 17,0% al 9,2%.

Le importazioni italiane di prodotti lunghi dalla Russia sono diminuite da 24 a 3 mila tonnellate con un calo dell’87,5% nei primi sette mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2021, riducendo la quota percentuale sul totale di tali importazioni dall1,4% allo 0,2%.  Il crollo delle importazioni dalla Russia si è concentrato nel secondo trimestre del 2022, dopo l’introduzione delle sanzioni, che ha causato una contrazione di oltre l’80% delle importazioni.

Infine, per quanto concerne i tubi, le importazioni dei Paesi dell’Ue dalla Russia sono passate da 111,8 mila tonnellate nel primo semestre del 2021 a 79 mila tonnellate nello stesso periodo del 2022, con un decremento del 34,1%. La diminuzione si è concentrata nel secondo trimestre, dopo l’attivazione delle sanzioni sulle importazioni dalla Russia, che ha causato un calo del 69,5% rispetto al secondo trimestre del 2021.  Complessivamente, nei primi sette mesi del 2022 le importazioni di tubi dalla Russia sono calate del 50,9% e la loro quota sul totale è scesa dall’8,6% al 5,0%.

Le importazioni italiane di tubi dalla Russia sono diminuite da 4 a 2,3 mila tonnellate, con un calo del 42,7% nei primi sette mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2021, riducendo la quota percentuale sul totale di tali importazioni dallo 0,8% allo 0,4%.  La diminuzione delle importazioni dalla Russia si è concentrata nel secondo trimestre del 2022, dopo il varo delle sanzioni, che ha causato una contrazione di oltre l’80% delle importazioni.

 

Importazioni di ghisa, semilavorati e prodotti di acciaio da Russia e totali primi sette mesi 2021 e 2022

UNIONE EUROPEA

 da Russia da Paesi extra Ue Russia/extra Ue
 202120222022/21202120222022/2120212022
Ghisa471,2759,461,2%1.225,11,573,18,4%38,5%48,3%
Semilavorati2.348,82.661,513,3%4.844,14.976,52,7%48,5%53,5%
Prodotti piani1.962,2695,2-64,6%13.921,515.731,013,0%14,1%4,4%
Prodotti lunghi855,3514,2-39,9%5.033,45.580,010,9%17,0%9,2%
Tubi160,979,0-50,91.877,31.589,6.15,3%8,6%5,0%

ITALIA

 da Russiada altri Paesi Russia/altri Paesi
 202120222022/21202120222022/2120212022
Ghisa287,1632,4120,7%693,1903,230,3%41,4%70,0%
Semilavorati514,0620,620,7%2.503,52.203,6-12,0%20,5%28,2%
Prodotti piani266.4159,0-40,3%8.393,99.779,616,5%3,2%1,6%
Prodotti lunghi24,03,0-87,5%1.686,71.785,75,9%1,4%0,2%
Tubi4,02,3-42,7%511,8518,51,3%0,8%0,4%

 

Le importazioni degli altri paesi

Gli USA non hanno importato ghisa dalla Russia ad aprile, a giugno e a luglio di quest’anno, ma negli altri mesi della prima parte dell’anno ne hanno importata per 589,6 mila tonnellate, con un incremento dell’83,1%. Nel secondo trimestre le importazioni sono state soltanto 48,3 mila tonnellate, con un decremento del 91,9%. Pertanto, nei primi sette mesi del 2022 le importazioni statunitensi di ghisa dalla Federazione Russa sono diminuite del 48,7%. Situazione abbastanza simile con le importazioni di semilavorati in acciaio, che sono state effettuate solo in gennaio, aprile e giugno per un totale di 242 mila tonnellate. Nei primi sette mesi del 2022 le importazioni americane di semilavorati si sono così ridotte del 67,6% rispetto allo stesso periodo del 2021. Nel mese di maggio gli Stati Uniti hanno interrotto le importazioni di prodotti piani dalla Russia, la crescita nella prima metà dell’anno è dovuta agli elevati volumi di forniture nel primo trimestre. Nel secondo trimestre le importazioni di prodotti piani russi negli USA sono diminuite del 96,3% anno su anno. La contrazione delle forniture dalla Federazione Russa è stata sostituita soprattutto con maggiori importazioni di ghisa, semilavorati e prodotti laminati dal Messico e dal Canada.

Le importazioni di ghisa, semilavorati e prodotti di acciaio del Regno Unito dalla Russia, sanzionate il 6 aprile 2022, sono scese a 0,9 milioni di sterline a giungo di quest’anno, con un calo di 6,8 milioni di sterline (-88,6%) rispetto alla media mensile per i 12 mesi fino a febbraio 2022.

Le importazioni di semilavorati del Canada dalla Federazione Russa sono calate del 34,7% nei primi sette mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2021. Nel primo trimestre sono cresciute del 19,7%, mentre nei mesi successivi sono crollate del 67,1%.

Sono invece cresciute le importazioni di semilavorati e prodotti di acciaio russi da parte della Turchia. In particolare, le forniture di ghisa sono passate da 197,6mila tonnellate nei primi sette mesi del 2021 a 589 mila tonnellate nello stesso periodo di quest’anno, con un incremento del 198,1%. Le importazioni di semilavorati di acciaio sono passate da 1,5 milioni a 2,0 milioni di tonnellate, con un aumento del 33%, le importazioni di prodotti lunghi sono cresciute del 26,7% mentre quelle di prodotti piani sono diminuite del 53%.

Le esportazioni totali russe di acciaio in Cina (costituite prevalentemente da semilavorati) sono aumentate del 50% nei primi otto mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le importazioni della Federazione Russa dalla Cina sono cresciute soltanto dell’8,5%. Nell’estate, l’India ha aumentato i suoi acquisti di prodotti siderurgici dalla Russia, poiché i prezzi erano molto inferiori a quelli dei mesi precedenti. In agosto le importazioni di laminati finiti sono cresciute dell’11,8% anno su anno, raggiungendo il record storico di 442 mila tonnellate.

L’Egitto ha incrementato di 17 volte le importazioni di semilavorati e ha diminuito del 75% quelle di prodotti piani. Sono aumentate le consegne di alcuni prodotti siderurgici dalla Russia ai Paesi dell’Asia centrale: l’Uzbekistan ha incrementato le importazioni di semilavorati del 28% ed il Kirghizistan ha aumentato le importazioni di prodotti piani e lunghi rispettivamente di tre volte e del 38%.

 

La Turchia si è trasformata in piattaforma commerciale tra Russia e Occidente

Le sanzioni contro i prodotti siderurgici della Federazione Russa hanno costretto quindi i produttori a cercare nuovi mercati di vendita in particolare in Asia, scegliendo i paesi che non hanno aderito alle sanzioni occidentali: Cina, India, Turchia, ecc. Le forniture di prodotti siderurgici russi al mercato mondiale sono così continuate, sebbene nella prima metà del 2022 siano diminuite su base annua: i semilavorati del 5,5%, i prodotti lunghi del 20,5% e i prodotti piani del 44,7%.

Le sanzioni sono diventate un’opportunità di business per commercianti e società di logistica. Sono loro che si occupano dei problemi di squilibrio dei prezzi e di carenza di alcuni mercati, e un nuovo equilibrio prima o poi lo trovano. Nella prima metà dell’anno, i paesi occidentali non sono stati costretti più di tanto a sopperire alla mancanza di acciaio russo, grazie appunto al ruolo svolto dagli intermediari commerciali. In particolare, le sanzioni occidentali hanno dato al settore siderurgico turco la possibilità di fungere da “magazzino e ponte” per la vendita di semilavorati e prodotti di acciaio originari della Federazione Russa ai paesi dell’Unione Europea, nonché merci dell’Ue nella Federazione Russa. Secondo l’associazione degli esportatori di metalli ferrosi e non ferrosi di Istanbul, nei primi sette mesi del 2022, la Turchia ha aumentato le sue esportazioni di metalli ferrosi e non ferrosi del 33% rispetto allo stesso periodo del 2021. La maggior parte è stata esportata in Germania, Italia e Francia. In particolare, le esportazioni di laminati di acciaio a caldo hanno totalizzato 495,6 milioni di dollari, con un incremento del 26% su base annua. Nello stesso periodo sono cresciute anche le importazioni turche di laminati a caldo provenienti dai paesi dell’Ue, tanto che a luglio il ministro del commercio della Turchia ha comunicato l’introduzione di un dazio antidumping sull’importazione di laminati a caldo dall’Ue e dalla Corea del Sud.

I semilavorati russi sono stati venduti alla Turchia con sconti significativi, il che ha rafforzato la competitività delle aziende locali di laminazione dell’acciaio. Tuttavia, una situazione del genere non poteva durare a lungo perché, dopo i semilavorati, sul mercato turco è arrivato l’acciaio laminato finito dalla Federazione Russa e ciò ha influito negativamente sulla competitività dei produttori turchi. Le imprese siderurgiche russe hanno adottato una politica aggressiva sul mercato turco e hanno migliorato la loro posizione fissando prezzi molto più bassi di quelli di mercato. In altre parole, le consegne di semilavorati russi sono state vantaggiose per i laminatori e per i consumatori diretti di prodotti finiti.

Come dimostra il caso della Turchia e di altri paesi, aggirare le sanzioni occidentali non è impossibile nelle condizioni di mercato globale. Tuttavia, ci vuole tempo per trovare nuovi acquirenti e stabilire nuove rotte logistiche. Attualmente, le società russe stanno “prendendo” gli acquirenti attraverso il dumping dei prezzi, ma questa situazione non può durare a lungo. I produttori siderurgici russi si lamentano già della perdita di redditività delle consegne all’estero a causa del dumping, del rafforzamento del rublo e dei costi logistici.  In tali condizioni, secondo NLMK, le esportazioni diventano inutili. Non meno acuto è il problema della sovrattassa all’esportazione nelle tariffe dell’operatore ferroviario russo RZHD. Inoltre, un grosso problema per i produttori di acciaio russi è l’impossibilità di lavorare con fornitori di apparecchiature e società di ingegneria occidentali. La sostituzione delle importazioni di questi prodotti/servizi è un punto molto debole dell’industria siderurgica russa.

 

FONTE: SIDERWEB.COM