Skip to main content

Da Futura Expo 2023 l’appello alla cooperazione tra pubblico e privato del ministro Gilberto Pichetto Fratin

BRESCIA – «Il percorso della transizione energetica è un fenomeno mondiale e irreversibile. Anche se contiamo lo 0,8% a livello di emissioni mondiali, non possiamo sottrarci a questo processo». Non ha lasciato spazio a interpretazioni il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Frantin, ospite ieri a Brescia di Futura Expo.

Intervenuto a una tavola rotonda dal titolo “Raggiungere la sostenibilità dei processi produttivi“, il ministro ha cercato di mandare un messaggio positivo, nonostante le criticità ancora presenti sulla via italiana per la transizione ecologica.

«L’Italia è un Paese che nel corso della storia si è affermato come un grande trasformatore. Siamo poveri di materie prime, ma abbiamo la grande capacità di aggiungere valore nel momento in cui trasformiamo la materia in qualcosa di nuovo. Su questo l’Italia ha costruito la propria crescita, ora dobbiamo riuscire a utilizzare questa peculiarità anche nella nuova sfida della transizione. Consapevoli che fare prodotti migliori vuol dire più occupazione e più profitto. Dobbiamo cogliere le opportunità del cambiamento grazie alla genialità dell’impresa, che deve ricevere il supporto pubblico, in equilibrio vincente tra pubblico e privato».

Il ministro Pichetto Fratin ha anche dedicato un passaggio specifico al Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e per il clima). Un documento strategico e importante che «va chiuso entro il 30 giugno 2024 e di cui è cominciato l’esame da parte dell’Ue. Non possiamo però farlo diventare un libro dei sogni. Ho chiesto ai consulenti che ci stanno lavorando con me di descrivere lo scenario nella maniera più realistica possibile. Dobbiamo dire che difficilmente si riuscirà a rispettare l’azzeramento del sistema ETS e gli obiettivi fissati al 2030 sugli edifici civili. Inutile descrivere qualcosa che speriamo si realizzi, ma con la consapevolezza che probabilmente non avverrà, salvo poi dover gestire il mancato rispetto di limiti e scadenze in futuro».

Moderati da Vittorio Oreggia, direttore di GEA Agency, sul palco insieme al ministro erano presenti Anna Roscio, Intesa Sanpaolo, la presidente dell’associazione Amici della Terra Monica TommasiAndrea Prete, presidente Unioncamere, il segretario generale ASVIS Giulio Lo Iacono e Marco Baresi, Board Member Euroheat and power association – Turboden.

Un panel che ha stimolato anche il ministro sia su problematiche ancora presenti, ad esempio l’impatto paesaggistico delle rinnovabili, sia su possibili soluzioni innovative, come l’esempio del geotermico tedesco o un possibile ritorno al nucleare.

Sollecitazioni a cui il ministro ha risposto in maniera chiara dicendo che: «Dobbiamo tenere i piedi per terra. Dobbiamo ricordare che la Pianura padana resta il punto in Europa con la maggior concentrazione di CO2 e polveri sottili. Dobbiamo intervenire. Serve un approccio laico al nucleare, coscienti che noi già consumiamo energia nucleare importando 25 TWh dalla Francia. Vi dico, infine, che non bisogna dimenticare anche l’aspetto congiunturale. Oggi potrei spegnere le centrali a carbone; ho però dato mandato di tenerle al minimo perché, con ciò che sta succedendo in Medio Oriente, chi mi garantisce che l’approvvigionamento energetico resterà stabile nei prossimi mesi? Credo che dobbiamo tornare a ragionare per obiettivi e non per tecnologie: gli errori sull’auto sono evidenti. Non si doveva puntare solo sul motore elettrico, ma su una mobilità a zero emissioni. Le tecnologie si sarebbero affermate poi da sole. Credo che, se tutti puntiamo in un’unica direzione con politiche capaci e anche un sistema di sostegno finanziario più veloce, possiamo centrare gli obiettivi».

 

FONTE: SIDERWEB.COM