Skip to main content

L’aumento dei costi dell’energia che dall’inizio di quest’anno ha colpito molti Paesi, tra cui l’Italia, ha provocato una crisi del settore energetico senza precedenti con impatti molto rilevanti sulle imprese e le famiglie.
Le cause sono ormai note: innanzitutto le limitazioni delle forniture di gas da parte della Russia (l’energia elettrica è prodotta per il 40% dall’utilizzo del gas naturale, di cui la Russia è la maggior produttrice al mondo); in secondo luogo la destabilizzazione dei mercati causato dalla pandemia, che se inizialmente aveva prodotto una riduzione dei costi, dal 2021 in poi ha prodotto il maggior aumento mai visto. L’aumento dei costi energetici sta avendo un fortissimo impatto sul bilancio delle cosiddette aziende energivore, tra cui quelle siderurgiche. Molte di queste hanno iniziato a concentrare la produzione in alcune settimane sfruttando al massimo la capacità produttiva e, in parallelo, alternando settimane di fermo collettivo.

A queste scelte produttive si affiancano schemi di lavoro di banche ore o di conto ore:

– la banca ore permette infatti di richiedere ai lavoratori prestazioni di lavoro straordinario in alcune settimane che vengono accantonate in “banca ore” per essere poi usufruite dai lavoratori sotto forma di permessi. Una forma di flessibilità con un costo elevato poiché le ore prestate in più equivalgono a straordinario e non è garantita la fermata collettiva;

– anche il conto ore richiede ai lavoratori l’estensione dell’orario di lavoro giornaliero o settimanale al fine di sfruttare al massimo gli impianti. Le giornate di recupero vengono poi predefinite per tutti sotto forma di fermata collettiva. Per la retribuzione i lavoratori hanno diritto allo stesso salario dei mesi di maggior lavoro e in quelli di recupero, poiché l’orario concordato resta fermo a 40 ore settimanali. Sono ovviamente escluse le maggiorazioni nei casi previsti dal contratto nazionale di lavoro.

Se dal punto di vista produttivo siamo davanti a soluzioni efficaci in grado di attenuare l’impatto del caro energia, dall’altro è evidente come tali scelte, dal punto di vista del costo del lavoro, sono percorribili solo per periodi di tempo limitati.

La situazione alle porte dell’autunno

Dopo aver raggiunto in agosto il picco di 2,56 euro al mc, il prezzo del gas per le acciaierie è sceso a 2,01 euro al mc in settembre. Conseguentemente, anche il prezzo dell’energia elettrica si è ridotto, passando da 532,40 euro al MWh in agosto a 396 euro al MWh in settembre. Nello stesso periodo, a fronte di una diminuzione del 21,5% del prezzo del gas e del 25,5% del prezzo dell’energia elettrica, il prezzo del minerale di ferro è calato di circa il 4% e di quasi l’1% quello del carbon coke, mentre il prezzo del rottame è aumentato del 2,7%.

Andamento dei prezzi dell’energia e delle materie prime siderurgiche nel 2022

 Gas naturale

(€/mc)

Energia elettrica.

(€/Mwh)

Minerale ferro

(€/ton)

Carbon coke

(€/ton)

Rottame ferro

(€/ton)

Gennaio0,96216,60118,77324,88402,76
Febbraio0,91183,40127,51355,66418,27
Marzo1,42292,00137,01505,21460,63
Aprile1,10203,30143,55413,94505,85
Maggio0,99212,20122,47434,29425,68
Giugno1,12253,00132.15337,90340,03
Luglio1,90388,40105,44343,22269,03
Agosto2,56532,40105,14352,31299,01
Settembre2,01396,80100,95349,30307,10
Fonti: Siderweb, SERE-Servizi energia, Markets Insider

Per effetto delle dinamiche sopraccitate, il costo di una tonnellata di acciaio prodotta con forno elettrico è diminuito del 9% in settembre rispetto al mese precedente, mentre la produzione di una tonnellata di acciaio prodotta con ciclo integrale ha visto scendere i costi soltanto del 4,5%. Questa differenza si spiega con il fatto che il consumo di gas e di energia elettrica, i cui prezzi sono diminuiti in modo più consistente del carbon coke, ha un’incidenza maggiore nelle acciaierie con forno elettrico rispetto alle altre. Pertanto, nel periodo considerato, il differenziale del costo di produzione dell’acciaio con altoforno rispetto a quello con forno elettrico è aumentato di 30 punti percentuali, corrispondente a circa 30 euro la tonnellata.

Costo di produzione di una tonnellata di acciaio con forno elettrico
(
EAF)e altoforno + forno ad ossigeno (BOF)

Prezzi in €/ton Forno elettrico (EAF)
(A)
Altoforno (BOF)
(B)
Differenziale
(B-A)
Gennaio688,00720,7232,72
Febbraio687,42775,7088,3
Marzo807,11935,44128,34
Aprile807,21856,9249,72
Maggio706,35832,7466,34
Giugno632,63763,34130,74
Luglio631,83777,97146,17
Agosto746,85845,6598,75
Settembre679,36807,57128,17
Fonte: stime Ufficio Studi Siderweb su proprio modello di costo di una tonnellata di acciaio


L’andamento dei prezzi dei prodotti finiti

A fronte di una riduzione dei prezzi di produzione dell’acciaio, i prezzi dei prodotti siderurgici hanno registrato un lieve incremento in settembre rispetto al mese precedente. In dettaglio, il prezzo del tondo per cemento armato è aumentato del 4,3%, quello delle travi del 2,1%, quello dei laminati mercatili dello 0,8%, quello dei coils a caldo del 2,3% e delle lamiere a caldo del 3,5%.

Andamento dei prezzi dei principali prodotti siderurgici gennaio – settembre 2022

 Prezzi in €/ton Tondo c.a.TraviLaminatiCoils a caldoLamiere a caldo
Gennaio816,001.000,33929,331.035,001.176,00
Febbraio810,00999,33926,501.053,501,176,00
Marzo1.016,001.262,601.141,001.345,601.509,40
Aprile1.156,601.424,001.272,251.454,751.638,76
Maggio1.098,401.396,201.235,201,244,601,447,60
Giugno930,251.285,251.184,501.033001.157,25
Luglio860,751.220,251.129,25932,001,024,75
Agosto907,001.185,301.109,70922,00997,30
Settembre983,251.210,751.118,75943,001.000,75
Fonte: prezzi siderweb

Pertanto, i differenziali positivi fra i prezzi di vendita dei prodotti ed il costo di produzione dell’acciaio hanno interrotto la discesa iniziata tra giugno e luglio, riposizionandosi intorno ai valori di marzo-aprile per i prodotti lunghi (tondo c.a., travi e laminati mercantili); per i prodotti piani, invece, lo spread è aumentato rispetto al minimo toccato in agosto, ma è rimasto abbondantemente sotto il livello raggiunto alla fine del primo trimestre.

Andamento dei differenziali fra i prezzi dei prodotti ed il costo di produzione dell’acciaio
gennaio-settembre 2022

La siderurgia stretta tra alti costi energetici e calo della domanda

Fonte: elaborazione su dati siderweb

Il differenziale relativo a tondo, travi e laminati è uguale a prezzo di vendita (compreso extra) meno costo di produzione dell’acciaio con forno elettrico, mentre quello di coils e lamiere è uguale a pezzo di vendita (compreso extra) meno costo della produzione di acciaio con altoforno.

Per garantire la continuità produttiva servono misure urgenti per calmierare i costi energetici

Nonostante i cali dei prezzi del gas e dell’energia elettrica registrati in settembre, i costi delle fonti energetiche rimangono elevati, concorrendo a mantenere i prezzi dei prodotti siderurgici su livelli troppo alti che scoraggiano la domanda già indebolita dal rallentamento della crescita dell’economa. Per uscire da questa spirale negativa, che rischia di compromettere la continuità produttiva non solo delle aziende siderurgiche, servono misure urgenti per mitigare gli alti prezzi del gas e dell’elettricità.

In sede nazionale, il provvedimento più significativo è il credito d’imposta per le imprese energivore. Alle imprese a forte consumo di energia elettrica è riconosciuto un credito di imposta pari al 40% delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nei mesi di ottobre e novembre 2022. Il credito spetta a condizione che i costi per MWh della componente energetica, calcolati sulla base della media del terzo trimestre 2022 abbiano subito un incremento del costo per MWh superiore al 30% relativo al medesimo periodo dell’anno 2019. Il credito di imposta è utilizzabile in compensazione oppure può essere ceduto ad altri soggetti, previa apposizione precedente del visto di conformità da parte di un professionista abilitato. Per agevolare il calcolo del credito, il Legislatore ha previsto la possibilità per l’impresa beneficiaria di poter richiedere tale calcolo direttamente dal fornitore delle utenze. Di fatto, nel caso in cui l’impresa destinataria del contributo si rifornisca nel terzo trimestre dell’anno 2022 e nei mesi di ottobre e novembre dello stesso anno di energia elettrica o di gas naturale dallo stesso venditore, entro sessanta giorni dalla scadenza del periodo per il quale spetta in credito d’imposta, invia al proprio cliente, su sua richiesta, una comunicazione nella quale è riportato: il calcolo dell’incremento di costo della componente energetica, l’ammontare del credito di imposta spettante per i mesi di ottobre e novembre.

In sede Ue è stato raggiunto un accordo che prevede: taglio dei consumi, un contributo di solidarietà dei produttori di combustibili fossili e un tetto agli extra ricavi per i produttori di energia elettrica. Per quanto riguarda il taglio ai consumi, si è stabilito che sia pari al 10% della domanda di elettricità, con una quota del 5% nelle ore di punta, tra dicembre 2022 e marzo 2023. Relativamente al contributo di solidarietà, le compagnie dell’Oil & Gas dovrebbero versare una tassa sulla base degli extraprofitti realizzati nel 2022, rispetto alla media dei profitti realizzati negli ultimi quattro anni a partire dal 2018. Sugli extra ricavi si prevede un tetto di 180 euro al MWh per le grandi compagnie energetiche che producono elettricità da fonti a basso costo come rinnovabili, nucleare e carbone. Il Decreto Energy Release del governo Draghi propone di introdurre una misura che coinvolgerebbe 18 TWh di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili con prezzo fissato a 210 euro per MWh, invece di 400 euro per MWh, ossia il prezzo di mercato. Tale quantitativo di energia elettrica verrebbe messo a disposizione del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), il quale l’assegnerebbe agli acquirenti tramite contratti pluriennali (fino a dicembre 2025) e un meccanismo di cessione per differenze a due vie, che prevede il calcolo della differenza tra il prezzo di allocazione ed il prezzo medio mensile sul mercato elettrico. Ogni utente finale può richiedere un minimo di 1 GWh all’anno e, in ogni caso, il volume non deve eccedere il 3% della quantità complessiva offerta dal GSE ed il 30% del consumo medio degli ultimi tre anni.

Resta aperto il nodo del prezzo del gas, su cui si sta concentrando ora il dibattito dei ministri dell’energia. La proposta della Commissione europea riguarda al momento solo il tetto al gas russo, mentre 15 paesi, tra cui Italia e Francia, chiedono un tetto generalizzato a tutte le importazioni. Dopo il vertice di Praga dello scorso week and, durante il quale non si è raggiunto l’accordo sul prezzo del gas, il dossier energia continuerà a dominare l’agenda degli Stati membri. La prossima settimana, tra martedì e mercoledì, di nuovo a Praga si riuniranno i ministri dell’energia dei 27 per un consiglio informale. I riflettori però sono puntati sul vertice dei leader il 20 e 21 ottobre a Bruxelles, quando la Commissione presenterà le “proposte dettagliate” per abbassare i prezzi energetici promesse dopo il vertice di Praga dello scorso 8 ottobre. Nel frattempo, sale d’intensità il lavorio diplomatico che ha sostanzialmente un solo obiettivo: portare a bordo la Germania e convincerla ad accettare una forma comune di price cap sul gasperché solitarie fughe in avanti, come quella del piano da 200 miliardi di aiuti a imprese e famiglie, rischiano di frammentare il mercato unico.

 

FONTE: SIDERWEB.COM