Secondo i dati sulla congiuntura economica del 2021, resi noti dal Centro Studi di Confindustria, il PIL italiano, nonostante la diminuzione di 0,4% nei primi tre mesi dell’anno, crescerà leggermente nel secondo trimestre dell’anno per poi avere un boom al rialzo nei mesi di luglio-agosto-settembre.

Da gennaio a marzo 2021 tra i settori che concorrono alla formazione del PIL sussistono però performances totalmente differenti: se da un lato nel settore dei servizi la domanda rimane debole ed il PMI scende a 48,6, dall’altro l’industria bilancia questo decremento con un PMI che sale ancora raggiungendo 59,8 a marzo (dopo il 55,1 di gennaio) ed una produzione stimata in crescita dell’1,0% nel primo trimestre. Per la ripresa del settore dei servizi ci sarà da attendere i benefici dei vaccini e le graduali riaperture. La stessa situazione si riflette anche nell’Eurozona, dove il PMI dell’industria sale a 63,4 in aprile. La ripresa dell’Ue viaggia comunque a ritmi di crescita a rilento rispetto al resto del mondo; esempio emblematico sono gli USA e la Cina: i primi hanno creato nel mese di marzo quasi un milione di nuovi posti di lavoro, la seconda sembra aver superato la crisi già da qualche mese.

consumi, così come a gennaio, sembra debbano decollare da un giorno all’altro, ma le prolungate restrizioni hanno fatto slittare ancora questa crescita. Nei primi mesi dell’anno rimangono stabili gli ordini interni dei produttori di beni di consumo, mentre le spese per turismo e mobilità sono ancora bassissime e la loro ripresa è stimata da Confindustra nel secondo e nel terzo trimestre. Sono buone anche le prospettive sulla ripresa degli investimenti che, grazie soprattutto all’apporto di quelli pubblici, dovrebbero incrementare nel futuro prossimo. La crescita del 7,6% a febbraio dei prestiti alle imprese, invece, serve soprattutto a finanziare il capitale circolante, penalizzando così la possibilità di investire.

Secondo i dati CPB, DESTATIS ed Istat, l’export italiano nel 2021 si avvicinerà ai livelli pre-COVID, l’aumento degli scambi nel nostro Paese sarà più accentuato di quello della Germania, ma rimarrà sotto la media mondiale. Nel trimestre dicembre-gennaio-febbraio, il calo dell’export rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente è stato maggiore (-3,2%) rispetto a quello del trimestre settembre-ottobre-novembre (-2,4%). L’inizio dell’anno è stato invece altalenante per le nostre vendite oltre confine: dopo un +1,6% a gennaio, febbraio è leggermente sceso (-0,3%), mentre marzo ha fatto registrare una decisa crescita trainata dai mercati extra Ue (+2,5%). In particolare, l’export italiano verso la Cina ha avuto un boom nei primi mesi dell’anno (+43,3%) dato dalla ripresa dei settori che lo scorso anno avevano subito i cali più vistosi con lo scoppio della pandemia a Wuhan (autoveicoli ed abbigliamento). Al contrario hanno subito uno stop le vendite negli USA (-13,4%) che, nonostante percentualmente diminuiscano meno di quanto aumenti l’export in Cina, pesano per il 9,8% sul totale delle nostre vendite (contro il 3,0% della Cina) e fanno sì che il dato totale sia quindi leggermente negativo. A guidare invece le vendite in risalita nel mercato continentale sono soprattutto le esportazioni di prodotti in metallo ed autoveicoli verso Germania e Paesi Bassi.

 

FONTE: SIDERWEB.COM