Skip to main content

VENEZIA – Il livello tecnologico e la stessa struttura “genetica” della siderurgia nazionale rappresentano le solide basi sulle quali si fonda l’edizione 2016 di EEC, la conference & expo dedicata alla tecnologia del forno elettrico ad arco. L’organizzazione della tre giorni è a cura di AIM, e ciò «conferma il ruolo attivo e propositivo per il quale l’associazione che presiedo è riconosciuto su scala globale» afferma il presidente Carlo Mapelli, docente di Metallurgia al Politecnico di Milano.

L’evento è ospitato presso la Fondazione Cini, situata sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

 

Qualche numero
Oltre trecento partecipanti, provenienti da trenta Paesi. Cifre importanti, «in particolare perché EEC è un evento altamente specializzato – continua Mapelli -. Questa manifestazione rispecchia appieno l’anima ingegneristica della siderurgia italiana, fondata sulla produzione da forno elettrico». E proprio in questa tecnica «l’Italia vanta una leadership tecnologica grazie a nomi come Danieli e Tenova – continua il presidente di AIM –, accostati da SMS e ABB che evidenziano una forte rappresentanza anche nel nostro Paese». Il radicamento di questa tecnologia è ampiamente fondato, ancora una volta, sui numeri. «A livello globale, l’output di acciaio da forno elettrico si aggira attorno al 35%, mentre in Italia la quota sul totale tocca il 70% – continua Mapelli -. Un trend che, attualmente, sta evidenziando mutamenti anche su scala globale». Il presidente di AIM, infatti, sottolinea come, anche nei Paesi in via di sviluppo, sia giunto il tempo del riciclo di rottame per la produzione di acciaio. Segnale di una tecnologia, quella da forno elettrico, destinata a ritagliarsi un ruolo sempre più di primo piano.

 

Quattro vie per il futuro
Tre giorni per l’analisi del futuro della tecnologia della produzione da forno elettrico che si articolerà principalmente su quattro direttrici. «I convegni proposti nell’ambito dell’edizione 2016 di EEC si muoveranno sulle tematiche cruciali dell’innovazione di processo, del miglioramento della sostenibilità economica e ambientale, dell’efficienza energetica e del recupero del calore e dello sviluppo nell’innovazione nella produzione – afferma Mapelli -. Traiettorie che vanno necessariamente inserite in un contesto globale, contraddistinto da sfide probanti per la siderurgia mondiale, incentrate sulla grande questione dell’overcapacity siderurgica».

 

«Europa ancora culla dell’acciaio»
Il Vecchio Continente mantiene, nonostante le rivoluzioni nella geografia dell’acciaio evidenziate negli ultimi anni, il proprio ruolo da attore protagonista. Lo afferma Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi Group, chiamato nel ruolo di chairman della conference inaugurale di EEC. «L’Europa credo che sia tuttora la culla dell’acciaio, ma stiamo perdendo peso – ha dichiarato il numero 1 del produttore bresciano -. Anche per questa ragione ritengo che eventi come EEC siano di grande rilievo strategico per lo scambio di ricerche e informazioni che saranno di certo utili per lo sviluppo e la riaffermazione della siderurgia europea». Ma è il tema dell’overcapacity cinese ad essere primario nel contesto attuale. «È necessario che si giochi una partita – quella dell’acciaio – con le medesime regole – afferma Pasini -. E ritengo che attualmente, la Cina non stia operando in questa direzione. L’Asia pesa per il 68% dell’output globale di acciaio, il 50% è appannaggio delle acciaierie di Pechino. Condizione che ha evidenziato un repentino sbilanciamento da quando i consumi interni cinesi sono rallentati, aprendo la strada all’export massiccio di prodotti siderurgici su tutti i mercati. Le esportazioni cinesi di acciaio nel 2015 hanno raggiunto livelli mai visti e la sovraccapacità è stimata attorno a 200 milioni di tonnellate». Anche le dinamiche del mercato sono «rappresentate da forti turbolenze contraddistinte da aumenti repentini ed altrettanto inattese flessioni – continua Pasini –. Sono dinamiche che giungono come tsunami e delle quali a volte fatichiamo a renderci conto». La strada, secondo il presidente di Feralpi, prevede due vie che vanno necessariamente percorse. «Ritengo che, come già da indicazione di quanto decretato dal Parlamento Europeo, la Cina non sia attualmente un’economia di mercato e pertanto gli vada negato il riconoscimento di questo status – e continua -. Inoltre ritengo che la siderurgia di Pechino debba dare vita ad un piano di profonda ristrutturazione della propria industria dell’acciaio. Un processo che in Europa fu innescato da D’Avignon e del quale ancora oggi noi tutti stiamo beneficiando».

 

 

Fonte: siderweb.com