Martedì, 23 Febbraio 2016 13:52

La crisi dell’acciaio non lascia indenne Brescia - Per la prima volta in 10 anni l’occupazione scende sotto soglia 4 mila

Per l’esattezza il 2015 si è chiuso a quota 3.949 lavoratori. Ben 336 unità in meno rispetto al periodo pre-crisi. Questa l’istantanea dell’occupazione siderurgica bresciana realizzata dalla Fiom locale sul finale dello scorso anno che mostra però come a fronte di chiusure di impianti qualche realtà sia cresciuta anche negli anni di crisi.
Partiamo della considerazioni generali. Gran parte della perdita occupazionale si è concentrata in periodi specifici, il triennio 2009-2011 ed il 2015. Per quanto riguarda l’ultimo anno è semplice capire come l’impatto della crisi Stefana non poteva lascare indifferenti, dei 180 posti di lavoro persi nell’ultimo anno ben 152 derivano dall’entrata in concordato della storica acciaieria, suddivisi nei vari siti di Nave, Montirone e Ospitaletto. Un impatto significativo inoltre sempre nel 2015 lo ha avuto la cancellazione di 62 posti del laminatoio di Roè Volciano della ex-Leali, solo in parte compensati dai 14 posti di lavoro in più in Leali Steel di Odolo (i lavoratori sono in mobilità ma dovrebbero essere progressivamente integrati nella Leali Steel per accordo sindacale).

Vale a dire che senza questi due casi particolari, il comparto siderurgico bresciano nel 2015 avrebbe visto incrementare la propria occupazione di 34 unità, sottraiamo dal computo anche la crisi Italghisa e il quadro cambia e cambia parecchio: l’incremento occupazionale sale a 84 dipendenti rispetto all’anno precedente.
Nel confronto invece tra il 2008 e il 2015, al netto delle grandi crisi, i maggiori tagli sono stati operati da Alfa Acciai, -81 unità, nonostante la compensazione delle assunzioni per il nuovo parco rottame gestito da Harsco Metal. Al secondo posto nella classifica delle aziende che hanno ridotto l’organico e sono ancora in attività c’è Ferriera Valsabbia che con la chiusura del sito di Sabbio Chiese ha visto scendere di 59 unità il proprio organico complessivo. Due anche le aziende che hanno aumentato l’occupazione in maniera significativa, al primo posto con 88 nuovi posti di lavoro creati c’è il Gruppo Aso, che solo attraverso l’apertura della nuova forgia ha visto l’incremento di una cinquantina di addetti. Al secondo posto si trova Italfond con 56 nuovi posti creati, con l’azienda che è passata dai 68 addetti del 2008 ai 124 addetti del 2015, e potrebbe crescere ancora se si sbloccasse quale impasse burocratica sui piani espansivi. Per il resto del comparto il saldo 2008-2015 è sostanzialmente stabile, nonostante come si è potuto vedere, dopo una costante discesa fino al 2014 la situazione al netto delle crisi lo scorso anno è decisamente migliorata ed anche aziende che in precedenza erano state costrette a ridurre l’organico hanno iniziato l’opera di reintegro, probabilmente grazie anche ai nuovi sgravi di legge sulle nuove assunzioni.
Resta però ora da capire come un anno complesso come il 2015 impatterà sull’occupazione, e con tutta probabilità i veri effetti si vedranno solo al termine del 2016 con l’aggiornamento della tabella, e probabilmente anche delle possibili soluzioni alle gradi crisi. Ad esempio sono attesi a giorni i bandi per la cessione dei siti Stefana, che potrebbero ridare ossigeno al computo finale, anche se il cambio di destinazione del sito di Ospitaletto potrebbe vedere 195 lavoratori passare dalla siderurgia alla logistica.
«Il grande lavoro fatto in questi anni attraverso i contratti di solidarietà ha dato i suoi frutti – commenta il segretario provinciale della Fiom Franceso Bertoli -. Molte delle uscite dal mondo lavorativo sono rappresentate da accesso alla pensione, piuttosto che veri e propri tagli. È vero che la aziende negli anni passati hanno bloccato il turn-over, ma ora con la possibilità di utilizzare i contratti a tutele crescenti stanno iniziando a reintegrare l’organico. E già in questi primi mesi del 2016 abbiamo registrato nuove assunzioni. Ovviamente la situazione è ancora da tenere sotto osservazione, tutte le aziende hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali, tuttavia il sistema ha tenuto e credo che ci possano essere spazi anche di crescita se verranno confermati gli investimenti annunciati».

 


Dati di fonte sindacale ricavati dai verbali di elezione Rsu o da accordi per l'ultilizzo di ammortizzatori sociali, il colore si riferisce alla variazione occupazionale rispetto all'anno precedente



Fonte: siderweb.com

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