Mercoledì, 12 Novembre 2014 10:41

«Buco» italiano, festa franco-tedesca

Il «nemico» è alla frontiera, e non perdona. Ogni minima esitazione può essere fatale. Sono bastati pochi mesi di incertezza gestionale, nell'ormai nota stagione di difficile governabilità dell'Ilva, perché il mercato italiano dell'acciaio venisse aggredito con facilità dai nostri competitor stranieri. Turchi, russi, indiani, ma anche francesi, tedeschi e olandesi. Con la crisi di Taranto c'è chi ha festeggiato.

Lo ha dimostrato nelle scorse settimane, nero su bianco, un'analisi di un centro studi di settore, condotta sulla base dei dati relativi all'import di prodotti piani in acciaio nel 2013. In undici mesi, da gennaio a novembre dell'anno scorso, l'import dall'Unione europea per questi prodotti (con il generico termine «piani» si intendono, nel dettaglio: lamiere a caldo, nastri, lamiere a freddo, coils e lamiere rivestite, coils a caldo in acciaio e coils a freddo in acciaio al carbonio) è stato pari a 4,571 milioni di tonnellate, con un incremento di 747mila tonnellate rispetto al corrispondente periodo del 2012. Lo scatto extraeuropeo è stato ancora più bruciante: in dodici mesi, nell'intero 2013, sono arrivate sul suolo italiano 759mila tonnellate in più rispetto al 2012. Complessivamente le importazioni di coils in Italia, semestre su semestre, sono passate dai 2,968 milioni di tonnellate della prima parte del 2012 ai 4,062 milioni dei primi sei mesi del 2013. Da luglio fino a novembre, poi, sul mercato italiano sono arrivate altri 3,149 milioni di tonnellate. In sintesi: Taranto si è bloccata, e in men che si dica il 16% di acciaio straniero in più ha invaso le Alpi, e a questo flusso inarrestabile si è assommato un altro 40% in più di acciaio extracomunitario.
Del «regalo», come detto, hanno beneficiato anche i competitor al di fuori dei confini dell'Europa. Le importazioni di piani extraeuropei sono state nel 2013 pari a 2,640 milioni di tonnellate, contro gli 1,811 milioni dell'anno prima. In questo caso, secondo l'analisi, è stata la Turchia il Paese che ne ha beneficiato di più, riversando in Italia quasi il triplo dell'acciaio venduto l'anno precedente: 501mila tonnellate contro 180mila. La maggior parte di queste vendite sono riferite a coils a caldo: 475mila tonnellate, il 177% in più. Al secondo posto in questa «classifica» la Russia (205mila tonnellate in più, con i coils a caldo in crescita del 39% e quelli a freddo in aumento del 160%), al terzo gli indiani (167mila tonnellate in più). Pronti ad accaparrarsi nuove quote del mercato italiano anche i coreani e gli ucraini.



Fonte: ilsole24ore.com

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Novembre 2014 10:52

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