Venerdì, 08 Agosto 2014 00:00

Prezzi - Analisi dello spread tra materie prime e prodotti in acciaio. Finiti in sofferenza, si salva solo la vergella

Meglio i finti o le materie prime nei primi sette mesi del 2014? Siderweb ha approfondito il tema, ricostruendo l’andamento delle quotazioni di piani, lunghi ed inox e mettendoli a confronto con le materie prime necessarie per realizzarli.

Ecco cosa è emerso.

Piani vs minerale – Nella prima metà del 2014 se l’acciaio ha stentato il minerale ferroso (provenienza Brasile) ha subito un vero e proprio crollo. Mentre a gennaio le quotazioni della materia prima erano vicine ai 150 dollari la tonnellata, a fine luglio i prezzi sono scesi a poco più di 105 dollari la tonnellata, con una riduzione del 28,8% rispetto al livello di inizio anno. Convertendo le quotazioni in euro, si ottiene una diminuzione di circa 32 euro la tonnellata da inizio anno, un calo perfettamente in linea con quello dei coils a caldo italiani (-31 euro la tonnellata nello stesso periodo) e leggermente superiore a quello dei coils a caldo provenienti dai Paesi terzi (-26 euro la tonnellata). Lo spread tra materia prima e finito, per quanto concerne i piani, è quindi rimasto sostanzialmente stabile, ad un livello però inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2013.

 


Per quanto concerne i tubi saldati in acciaio al carbonio, invece, si segnala un andamento dei prezzi decrescente, ma con una diminuzione notevolmente superiore a quella dei coils a caldo. I tubi, infatti, a luglio hanno perso il 12,4% rispetto al livello di gennaio, mentre i piani si sono fermati al -7,0%. Il differenziale tra il prezzo dei tubi e quello dei coils, quindi, è sceso a luglio a 19,2 euro la tonnellata contro i 48,5 euro la tonnellata di gennaio. Lo spread di luglio è nettamente inferiore a quello di luglio 2013, quando si attestò a 64,3 euro la tonnellata dopo aver toccato un massimo di 89,3 euro la tonnellata a giugno 2013.

 


Lunghi vs rottame
– Prima di iniziare l’analisi dell’andamento dello spread tra lunghi e rottame, è necessaria una precisazione. Lo spread tra rottame e finiti è difficile da quantificare, in quanto ogni acciaieria impiega quantità e qualità diverse di rottame in ogni carica. Si è quindi proceduto ad una semplificazione: dato che Siderweb rileva i prezzi di quattro categorie di rottame (demolizioni 01-E3, lamierino 50-E8, proler 33-E40 e torniture 41-E5), per calcolare il costo medio della carica, si è proceduto ipotizzando una carica-tipo virtuale nella quale ognuna di queste categoria “pesa” per il 25%. Partendo da questo presupposto, si è poi sottratto al prezzo base partenza da acciaieria a commerciante dei finiti il costo del rottame, ottenendo così lo «spread siderurgico» dei lunghi. In alcuni casi questo valore è stato negativo, ciò però non significa che la vendita del prodotto avvenga sottocosto, in quanto ai prezzi dei finiti va aggiunto l’extra dimensionale, l’extra qualità ed una serie di costi accessori che variano in ogni singolo ordine.
Partendo dal rottame, si nota che da gennaio a luglio il costo medio della carica è sceso di 24,3 euro la tonnellata, pari al -8,3%. Nonostante la riduzione dei prezzi della materia prima, ben tre prodotti sui cinque rilevati da Siderweb hanno fatto registrare una performance peggiore del rottame. Entrando nel dettaglio, tra gennaio e luglio i laminati mercantili hanno perso 56 euro la tonnellata rispetto, vedendo peggiorare il proprio spread di 31,8 euro la tonnellata, le travi sono scese di 66 euro la tonnellata (spread peggiora di 41,8 euro la tonnellate) ed il tondo per cemento armato cala di 55 euro la tonnellata (spread peggiora di 30,8 euro la tonnellata). Questi prodotti, però, hanno tutti ritoccato gli extra dimensionali, una manovra che ha contribuito a sterilizzare (o ridurre) le difficoltà delle quotazioni base.
Il comparto vergelle, invece, ha avuto una performance nettamente migliore, facendo registrare un miglioramento sia delle vergelle per trafila sia delle vergelle per rete, che hanno visto il proprio prezzo base indebolirsi meno del rottame, “guadagnando” rispettivamente 6,3 ed 11,3 euro la tonnellata sulla materia prima. 

 


Inox vs nickel – Nel comparto dell’inox, come sempre è il nickel a dettare legge. Da gennaio a luglio le quotazioni del minerale al London Metal Exchange, sono salite da 14.240 dollari la tonnellata a 18.955 dollari la tonnellata, con un aumento del 33,1%. Il prezzo delle lamiere 304 e 430, pur mostrando un aumento, è cresciuto in misura inferiore, limitandosi rispettivamente ad un +11,3% ed un +6,8%.

 


Avvertenza: per i prodotti in acciaio al carbonio si è tenuto conto esclusivamente del prezzo base partenza, che rappresenta solo una parte di quanto effettivamente pagato dal cliente finale, mentre gli extra sono stati esclusi dal calcolo dello spread.




Fonte: siderweb.com

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Agosto 2014 10:00

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