Venerdì, 21 Marzo 2014 00:00

Ucraina - Il profilo del settore siderurgico del Paese ed i rapporti con l’Italia: un business da oltre 1 miliardo di euro. Quali prospettive per la siderurgia ucraina?

L’Ucraina, da giorni, è al centro delle cronache globali per la questione della Crimea. La disputa territoriale che la Russia ha portato allo stato che si affaccia sul Mar Nero, rischia, per alcuni, di avere conseguenze ben più ampie rispetto a quelle pagate finora. Per cercare di capire quali potrebbero essere gli influssi sul settore siderurgico italiano, Siderweb ha realizzato un approfondimento sul settore dell’acciaio del Paese.

Born to export. Con questa frase si potrebbe descrivere l’industria siderurgica ucraina. Un’industria che, a fronte di notevoli volumi produttivi (il Paese è il decimo produttore globale di acciaio), vanta consumi interni bassissimi ed una propensione all’export incredibile. Ma vediamo più nel dettaglio la struttura dell’acciaio «Made in Ukraine».

Produzione e consumo di acciaio: uno squilibrio atavico – La ricchezza di riserve di minerale ferroso ha, da sempre, rappresentato un driver di sviluppo per la siderurgia ucraina. Il Paese, secondo le stime contenute in una ricerca effettuata dall’US Geological, possiede depositi per circa 30 miliardi di tonnellate di minerale ferroso, comandando la classifica mondiale del settore e superando Brasile (29 miliardi di tonnellate), Russia (25), Australia (24) e Cina (23). La ricchezza di minerale ha portato gli imprenditori nella seconda metà dell’Ottocento ed il Governo Sovietico nel ‘900 ad investire fortemente sulla siderurgia a ciclo integrale in Ucraina: quando l’URSS si è sciolta, il Paese contava solo 15% del totale della popolazione dell’interna Unione ed occupava il 2,6% del territorio ciononostante ereditò ben il 35% della capacità produttiva siderurgica dell’Unione Sovietica. Il Paese, quindi, da sempre produce più di quanto consuma.
In termini di tonnellaggi, l’Ucraina nel 2013 ha avuto un output complessivo di acciaio grezzo di 32,8 milioni di tonnellate, con un decremento dello 0,5% rispetto al 2012. Il Paese, come detto, è il decimo produttore globale di acciaio ed il secondo della CSI, dopo la Russia. Il minerale ferroso è la materia prima più impiegata: il 69,3% dell’output totale, infatti, è realizzato negli altiforni, contro il 4,5% dei forni elettrici. La nazione mantiene in esercizio ancora degli impianti di concezione obsoleta, come quelli basati sul processo Martin-Siemens, che sfornano ogni anno più di 9 milioni di tonnellate di acciaio (pari ad oltre il 26% del totale dell’output ucraino), rendendo il Paese il leader globale in questo campo. La produzione siderurgica ucraina è concentrata soprattutto sui semilavorati, mentre per ciò che concerne i finiti, nel 2012, l’output di piani è stato di 9,486 milioni di tonnellate (1,4% del totale globale) e quella di lunghi di 8,204 milioni di tonnellate (1,1%). Entrando maggiormente nel dettaglio, la produzione di tondo per cemento armato è pari a 3,270 milioni di tonnellate, quella di vergella a 1,906 milioni di tonnellate, quella di travi a 1,966 milioni di tonnellate, quella di barre a 714.000 tonnellate e quella di tubi a 2,179 milioni di tonnellate (di cui 887.000 tonnellate di tubi senza saldatura e 1,292 milioni di tonnellate di tubi saldati).
A fronte di questi dati produttivi, quelli del consumo apparente ucraino appaiono incredibilmente bassi. Nel 2012 la domanda interna si è infatti attestata a 7,456 milioni di tonnellate, pari solo allo 0,48% del consumo globale. Il picco massimo di consumo è arrivato nel 2007 (9,713 milioni di tonnellate), mentre il consumo pro-capite è di oltre il 30% inferiore alla media mondiale (166 kg contro 238 kg).



Commercio estero: l’outlet dei semilavorati – Dove l’industria siderurgica ucraina manifesta tutta la sua imponenza è all’export. Circa l’80% della produzione di acciaio e semilavorati, infatti, è destinata a mercati esteri, a fronte di un import contenutissimo (meno di due milioni di tonnellate). data-mce-src=La principale destinazione dei prodotti «Made in Ukraine» è l’Unione Europea (circa il 30% dei volumi), seguita dalla Turchia (15%) e dalla Russia (13%).



Nel 2012 l’Ucraina ha esportato complessivamente 24,142 milioni di tonnellate di acciaio (pari al 5,8% del commercio mondiale di acciaio), risultando il settimo esportatore globale di prodotti siderurgici. Ben 10,101 milioni di tonnellate di questi volumi sono rappresentate dai lingotti e semilavorati (16,7%), issando il Paese al primo posto in questo segmento. I lunghi esportati sono stati 5,937 milioni di tonnellate (5,7%), i piani 6,562 milioni di tonnellate (3,3%), i tubi 1,536 milioni di tonnellate (3,3%). Un altro semiprodotto sul quale l’Ucraina è molto competitiva è la ghisa, con esportazioni per 1,966 milioni di tonnellate ed una quota del mercato globale del 15,7%. Il minerale ferroso esportato ammonta a 35 milioni di tonnellate, mentre i flussi in uscita di rottame si fermano a 367.000 tonnellate.

Ucraina & acciaio: un’industria concentrata – L’industria siderurgica ucraina si concentra nella parte orientale del Paese. La regione che vanta la più forte presenza di impianti siderurgici, con una quota pari al 42% del totale, è quella del Donetsk, seguita dalla regione Dnipropetrovsk (31%), da Zaporizhazhia (13%) e Lugansk (9%). La Crimea, come si può vedere anche dalla cartina sottostante, non ha significative presenze di industrie siderurgiche ed anche i principali porti di partenza del materiale siderurgico destinato all’esportazione sono lontani dalla penisola. La concentrazione non è solo geografica, ma anche dal punto di vista dei gruppi siderurgici. I primi quattro player, infatti, hanno un output pari al 93% dell’intera produzione nazionale. Il leader di mercato è Metinvest, che nel 2012 ha avuto un output di 12,5 milioni di tonnellate, posizionandosi al 28° posto nella classifica dei maggiori produttori siderurgici globali. Metinvest ha una quota di mercato pari al 38% e può contare, in Ucraina, sugli impianti Azovstal (produzione di piani e barre, con una quota pari ai due terzi dell’intera produzione di Metinvest in Ucraina), Ilych (produttore di ghisa, acciaio e ferroleghe, con un output di oltre 3 milioni di tonnellate), e Yenakyevo (lunghi). Il secondo produttore siderurgico ucraino è Industrial Soyuz Dondas, con gli impianti Alchevsk e Dniprovskyj. ISD, nel 2012, ha avuto un output di 8,5 milioni di tonnellate di acciaio, posizionandosi al 33° posto globale. Al terzo posto c’è ArcelorMittal, che in Ucraina possiede il sito di Kryvyi Rih, dalla capacità produttiva di 10 milioni di tonnellate annue di lunghi da altoforno. Kryvyi Rih, privatizzato nel 2003, fu rinazionalizzato nel 2005 e ceduto al maggior produttore globale per 4,8 miliardi di dollari. Nel 2011 il numero di dipendenti del sito fu tagliato da 55.000 a 37.000. Al quarto posto c’è Zaphorizhstal, produttore di piani, anche legati e in inox, con una capacità produttiva di 4,5 milioni di tonnellate annue di acciaio e 4,1 milioni di tonnellate annue di finiti. Di grande importanza anche l’impianto Nikopol Ferroalloy, fondato nel 1958, che ha una capacità produttiva di 1 milione di tonnellate annue di ferro-silico-manganese e di 250.000 tonnellate annue di ferro-silicio.


In rosso le quattro regioni dove è concentrata l'industria siderurgica ucraina

I protagonisti: Akhmetov, Shifrin e Taruta – Ma chi c’è dietro queste aziende? Chi sono i protagonisti dell’industria siderurgica ucraina? Escludendo Lakshmi Mittal (proprietario di Kryvyi Rih, ma cittadino indiano) e Alexander Abramov (proprietario di Evraz, che controlla dal 2010 la maggioranza di Industrial Soyuz Dondas, ma è un cittadino russo), la troika che domina la siderurgia ucraina è composta da Rinat Akhmetov, Serhiy Taruta e Eduard Shifrin. Il primo, Akhmetov, è l’88° uomo più ricco del mondo, con un patrimonio di 12,5 miliardi di dollari. Quarantasettenne, è il proprietario di Metinvest e della squadra calcistica dello Shaktar Donetsk. Taruta, invece, è il presidente di Industrial Soyuz Dondas ed uno dei maggiori azionisti della società, con un patrimonio di oltre 2 miliardi di dollari. Shifrin, infine, è nato nel 1960 a Dnipropetrovsk ed attualmente risiede a Londra. Dopo gli studi, nei primi anni ’90 entra in possesso della maggioranza di Zaporizhstal, allargando successivamente i propri interessi ai settori del trasporto marittimo, delle costruzioni e dell’agricoltura. Possiede il team di Formula uno Midland F1 Racing. La sua fortuna è stimata in oltre un miliardo e mezzo di dollari.


Da sinistra Akhmetov, Taruta e Shifrin

Ucraina ed Italia: quali rapporti? – L’Ucraina rappresenta uno dei principali fornitori di acciaio per l’Italia e l’Italia è uno dei maggiori acquirenti globali di prodotti siderurgici «Made in Ukraine». Il nostro Paese, infatti, «pesa» per circa il 10% sulle esportazioni ucraine. Nel 2013, l’Italia ha acquistato dall’Ucraina 2,908 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici, pari al 12,7% del totale delle importazioni tricolori. In termini economici, l’import dei prodotti ucraini è costato ai clienti italiani 1,147 miliardi di euro, pari all’8,3% del totale: ogni tonnellata importata dall’Ucraina, quindi, è stata pagata, in media, 394,5 euro, contro i 603 euro la tonnellata della media di tutti i prodotti. data-mce-src=Dall’Ucraina, quindi, arrivano prodotti e semilavorati che mediamente costano meno del resto delle importazioni, segno evidente che il Paese, per l’Italia, è fornitore soprattutto di materiale di basso costo. Questa tesi è prontamente confermata analizzando più nel dettaglio gli acquisti italiani di prodotti ucraini: il 62% dei volumi ed il 59% del valore delle importazioni dall’Ucraina è composto da billette, bramme e blumi, con un afflusso di 1,810 milioni di tonnellate ed un controvalore di 685 milioni di euro. La seconda categoria di prodotti più importati è rappresentata dalla ghisa, con 788.198 tonnellate ed un valore di 243,954 milioni di euro. Più contenuti, invece, gli acquisti di ferroleghe (48.596 tonnellate per un esborso di 93,8 milioni di euro), di coils a caldo (103.460 tonnellate per un importo di oltre 45 milioni di euro), di lamiere a caldo (43.000 tonnellate per 19,8 milioni di euro) e di vergella (40.000 tonnellate per 18 milioni di euro). Sul versante delle esportazioni, invece, i volumi di prodotti italiani verso l’Ucraina sono pressoché inesistenti: nel 2013 sono ammontati a 13.948 tonnellate per un valore di 19,969 milioni di euro.

Conclusioni – Al momento, seppur non toccata direttamente né dai moti di piazza né dalla secessione della Crimea, l’industria siderurgica ucraina si trova in una situazione estremamente complicata. Impiegando ancora in larga misura impianti obsoleti ed inefficienti dal punto di vista energetico, l’industria metallurgica ucraina consuma circa l’80% del gas naturale, il 30% del petrolio ed il 20% dell’elettricità e dell’acqua utilizzate dall’intera economia del Paese. Le minacce di un taglio delle forniture di gas (e la certezza dell’incremento dei prezzi, saliti di circa il 10% nel 2014), i rischi legati alla svalutazione della moneta nazionale, la complicata situazione finanziaria del Paese (che dovrà rimborsare debiti per 10 miliardi di dollari quest’anno) e le incertezze politiche, con il rischio di guerra non da escludersi, potrebbero mettere a serio rischio la redditività delle imprese siderurgiche ucraine. Che sia una zampata dell’orso russo a decretare la chiusura (o il ridimensionamento) dell’outlet mondiale delle billette?



Fonte: siderweb.com

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