Giovedì, 20 Dicembre 2012 00:00

Energia - Una nuova via per il risparmio energetico nell’acciaio: la tecnologia ORC (Organic Rankine Cycle)

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Nell’acciaio c’è ancora spazio per il risparmio energetico. Anche nella produzione primaria e nella laminazione. Le parole d’ordine per ottenere un taglio dei costi, e contemporaneamente riuscire a diminuire le emissioni di gas serra, sono due: recupero del calore e tecnologia ORC. Lo ha spiegato a Siderweb Marco Baresi, responsabile Affari Istituzionali di Turboden, che nei giorni scorsi ha presentato i risultati del progetto H-REII (Heat Recovery in Energy Intensive Industries). Secondo i dati elaborati, «se riuscissimo ad applicare la tecnologia ORC nei settori dove essa è implementabile (soprattutto vetro, cemento ed acciaio) si potrebbe ottenere in Italia un potenziale teorico pari a oltre 500 MW elettrici, corrispondente ad una produzione annuale di quasi 4 TWh elettrici, il 3% del fabbisogno attuale». Ciò, inoltre, potrebbe generare un volume d’affari complessivo di 1,5 miliardi di euro. L’acciaio, in quest’ambito, potrebbe svolgere un ruolo da assoluto protagonista, ottenendo, nell’ipotesi di impiego degli impianti per 5.000 ore annue, minori emissioni per 232.000 tonnellate di CO2 (il 46% del totale del risparmio ottenibile) e un risparmio energetico di 572 GWh (46%). Se l’impiego degli impianti salisse a 8.000 ore annue, il contributo del settore acciaio salirebbe a 371.000 tonnellate di CO2 e a 916 GWh di elettricità. Questi dati, sottostimati, sono relativi ai soli forni elettrici e forni di riscaldo. «Abbiamo rilevato ancora qualche resistenza all’applicazione di queste tecnologie nel settore siderurgico – ha detto Baresi -, anche se qualcosa si sta muovendo: a gennaio installeremo gli impianti per il recupero del calore e la generazione di elettricità in un laminatoio di Nat Steel (Gruppo Tata) a Singapore, mentre il primo impianto di recupero calore da forno elettrico è in fase di ultimazione a Riesa (per il Gruppo Feralpi)». Il vantaggio per chi installa questa tecnologia «sta nel recupero del calore, nella generazione di qualche MW di energia elettrica che può anche costituire una mini-riserva nel caso di interrompibilità, nel risparmio sui costi per la depurazione dei fumi». Secondo i calcoli del recente rapporto Energy Efficiency del gruppo Energy & Strategy del Politecnico di Milano, cui hanno partecipato i partner del progetto H-REII «chi applica la tecnologia per il recupero di calore ha un incremento dei margini aziendali che va dal 3% al 14%». Quali sono oggi i maggiori ostacoli all’introduzione dell’ORC? «Attualmente mancano strumenti di policy di lungo periodo per il recupero di calore che, rientrando nell’ambito efficienza energetica, non viene  di fatto sovvenzionati dagli stati al pari o in misura comparabile alle fonti rinnovabili Oggi però si sta muovendo qualcosa: in Italia e nello specifico anche in Lombardia il recupero di calore è inserito nei documenti di pianificazione energetico ambientali e può beneficiare del meccanismo incentivante dei Titoli di Efficienza Energetica; molto resta invece da fare a livello europeo. Uno strumento potrebbe essere ad esempio il piano d’azione per l’acciaio che la Commissione Europea vorrebbe approvare entro giugno 2013».

L’Italia, nel settore del recupero del calore «è certamente  leader mondiale – ha concluso Baresi -. Oggi, in Europa e a livello internazionale, c’è una crescente necessità di creare e consolidare delle aziende “verdi”: questo è il momento di prendere la palla al balzo e di rilanciare una parte dell’industria nazionale, che non potrà che trarne beneficio».

 

 

Fonte: Siderweb.com

Letto 6960 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21

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