Giovedì, 29 Novembre 2012 00:00

OCSE - C’è ancora una riserva di crescita per l’Italia. Ma solo ad alcune condizioni

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Un mondo più equilibrato, dove il gap di produttività e ricchezza si chiuderà e dove anche la Cina giungerà a livelli di crescita più “umani”. Queste le prospettive economiche globali fino al 2060 secondo l’OCSE. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha infatti reso noto il suo outlook a lungo termine, un documento che riserva qualche sorpresa. Ma anche qualche criticità e qualche speranza per l’Italia.

 

Pil: tassi di crescita medi – L’Italia crescerà più della Germania. Ma la notizia è una magra consolazione, come si può vedere in seguito, per il nostro paese. Secondo le proiezioni dell’OCSE l’Italia farà registrare un incremento medio annuo del prodotto interno lordo dell’1,4% nei prossimi 48 anni, contro il +1,1% della Germania. Il sorpasso avverrà nel trentennio 2030-2060: in quell’arco temporale il nostro paese incrementerà la propria ricchezza dell’1,5% annuo, mentre la Germania si fermerà al +1%. Tra il 2005 ed il 2011 il nostro pil è salito dell’1% medio annuo, tra il 2011 ed il 2030, invece, arriverà al +1,3%. Scorrendo la lista dei 42 paesi analizzati (i 34 membri dell’OCSE più Argentina, Brasile, Cina, Indonesia, India, Russia, Arabia Saudita e Sudafrica) si può notare che tra il 2011 ed il 2060 l’Italia farà registrare il trentanovesimo peggior risultato, a pari merito con Austria, Grecia e Portogallo e davanti soltanto a Giappone (+1,3%), Germania (+1,1%) e Lussemburgo (+1,1%). Tra i paesi con le migliori performance, invece, al primo posto c’è l’India (+5,1%), seguita dall’Indonesia (+4,1%) e dalla Cina (+4%). Proprio quest’ultima, che ha trascinato la crescita economica globale in moltissimi settori negli ultimi anni, dopo il +10% annuo di incremento di pil tra il 1995 ed il 2011 ed il +6,6% tra il 2011 ed il 2030, tra il 2030 ed il 2060 tornerà a crescere su ritmi più moderati, con un +2,3% medio. Faranno registrare una crescita sopra il 3% annuo nei prossimi 48 anni anche Arabia Saudita (+3,1%), Sudafrica (+3%) e Messico (+3%).

 

Pesi che cambiano – A causa della diversa velocità di marcia vista in precedenza, il peso delle economie globali sarà completamente redistribuito nel 2060: dal 2011 al 2060 il pil USA scenderà dal 27% del totale globale al 16%, quello dell’Ue dal 17% al 9%, quello del Giappone dal 7% al 3%, quello della Cina, invece, nel 2012 supererà quello dell’Europa e passerà dal 17% al 28%, l’India salirà al 18% dal 7%, mentre gli altri paesi rimarranno sostanzialmente stabili, scendendo dal 29% al 26%.

 

Fattori  determinanti – Ma quali sono i fattori che contribuiranno alla crescita economica globale? Come è posizionata l’Italia? Quali spazi di crescita si presenteranno ancora al nostro paese?

 

Dal punto di vista della produttività (misurata dall’OCSE con l’acronimo MFP – Multi Factor Productivity), le previsioni globali si attendono un incremento dell’1,5% media annuo nei prossimi 50 anni, con le nazioni che oggi hanno un livello di produttività relativamente basso (come India, Cina, Indonesia, Brasile e Europa orientale) che correranno di più delle nazioni più produttive oggi. Il risultato sarà una convergenza verso un valore più omogeneo rispetto a quello odierno. Come si può vedere dalla figura sottostante, le prospettive per l’Italia non sono delle migliori: il nostro paese il tasso annuo di incremento di questo valore sarà di poco superiore all’1%, uno dei valori più bassi tra i paesi analizzati.

 

Anche dal punto di vista del risparmio le prospettive non appaiono brillanti per i paesi industrializzati: se nel breve la percentuale di risparmio della popolazione si abbassa a causa delle misure restrittive messe in campo da molti governi per mettere in sicurezza i conti pubblici, nel lungo periodo il progressivo invecchiamento della popolazione ridurrà mediamente del 5% la propensione al risparmio. In India e in Cina, invece, le prospettive appaiono diverse. Nel primo stato l’effetto demografico sarà contenuto mentre nel secondo le conseguenze della politica applicata negli scorsi anni, che favoriva le famiglie con un solo figlio, si faranno sentire e la capacità di risparmio cinese è prevista in calo del 40% nel 2060. Entrando maggiormente nel dettaglio, si nota che la propensione globale al risparmio rimarrà alta fino al 2030, con Cina ed India che passeranno dal 30% sul totale mondiale di oggi al 50%: la disponibilità di capitali da investire, quindi, sarà sempre più appannaggio di questi due paesi.
Infine un punto su cui si concentrano le speranze italiane, ed in generale dei paesi occidentali, è quello legato all’ambito politico. In primo luogo sul versante liberalizzazioni. Se i mercati dei paesi dell’OCSE assumeranno i contorni dei cinque che oggi vantano le best practice (USA, Regno Unito, Irlanda, Canada e Olanda), la crescita della produttività potrebbe salire ulteriormente di uno 0,2% annuo, che per l’Italia rappresenterebbe circa il 20% in più rispetto allo scenario base. Un altro aspetto sul quale concentrare l’attenzione è quello relativo alla riforma del mercato del lavoro. Se saranno approntate delle misure che andranno nella direzione di ampliare la partecipazione al lavoro, i benefici per i paesi dell’OSCE saranno molto grandi. In particolare, se venissero adottate misure atte a rendere la durata della vita attiva lavorativa pari a quella oggi in Svizzera, si otterrebbe un incremento del 2,7% nella partecipazione al lavoro per i paesi OCSE. Ma per l’Italia le prospettive sarebbero ben più rosee: +13%. Infine, l’OCSE ha considerato gli effetti di una profonda riforma fiscale, che unisca le misure relative alle liberalizzazioni ed al mercato del lavoro con una riduzione delle tasse. Gli impatti macroeconomici in questo caso saranno di un incremento dell’output per i paesi OCSE dell’11% rispetto allo scenario base e per i paesi non OCSE del 17%. Anche in questa prospettiva, l’Italia ha un grande potenziale: se le politiche interne venissero allineate alle best practice per il nostro paese ci potrebbe essere un incremento del pil del 35% rispetto allo scenario base.
Italia: crescere è ancora possibile – Pur con tutte le limitazioni che può avere uno studio che dà una prospettiva economica di 50 anni, il lavoro dell’OCSE dimostra che per il nostro paese la crescita non è un miraggio, ma può diventare realtà. Nonostante una popolazione che invecchia, e che quindi tende a consumare meno, una minor propensione al risparmio ed un incremento della produttività tra i più bassi al mondo, l’Italia ha ancora una “riserva di caccia” inesplorata, che potrà rappresentare un salvagente, e forse qualcosa di più, per le generazioni future. Il prezzo da pagare per non lasciarsi scappare questo Eldorado è tutto nelle nostre mani, ed in particolare in quelle della classe politica che, se adattasse l’Italia alle best practice internazionali, potrebbe garantirgli una maggiore partecipazione al lavoro ed una maggiore ricchezza. Ciò che dà speranza, quindi, è che è tutto nelle nostre mani, una verità che però forse spaventa anche un po’, considerando l’incapacità della classe politica degli ultimi anni nell’immaginare e plasmare un paese moderno. Solo con uno scatto avanti si potranno cogliere queste opportunità: da paese delle eccellenze, l’Italia deve (e merita) diventare un paese eccellente.
Fonte: Siderweb.com

 

Letto 6085 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21

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