Giovedì, 22 Marzo 2012 00:00

Quale futuro per i centri servizio? - Ciocca:«La situazione attuale è complicata. Per rilanciare le aggregazioni serve un esempio emblematico»

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Prosegue con il quarto contributo degli operatori la riflessione lanciata da Siderweb su futuro e ruolo dei centri di servizio nell’acciaio italiano. Questa volta è Michele Ciocca, presidente di Ciocca Lamiere e di Assofermet Acciai ad accendere nuovamente il riflettore sul mondo dei centri servizio.
«La situazione attuale è molto complicata – spiega Ciocca -. La congiuntura in questo momento è caratterizzata da un trend fortemente negativo a causa di una decisa frenata della domanda verificatasi a metà di febbraio. Uno scenario che quindi porta la concorrenza a raggiungere livelli di esasperazione deleteri per l’intero comparto soprattutto a livello di marginalità sui nuovi ordini. Un fenomeno da un certo punto di vista nuovo dato che anche nei momenti più cupi della crisi precedente l’alta volatilità apriva finestre di acquisto che potevano essere sfruttati. Ora la stabilità di questa situazione sta diventando pesante soprattutto se incrociata come è noto con una crisi di liquidità che ha fatto aumentare gli insoluti anche tra i clienti più solidi».
Una situazione che diventa quindi di giorno in giorno più intricata mettendo a dura prova sia le aziende che gli imprenditori.
«Tutto questo porta ad emergere con maggior evidenza tutte le criticità tipiche del mercato italiano – prosegue Ciocca-. In primo luogo la grande capacità sia di magazzini che di impianti installati, seguita da un problema di confusione di ruoli tra centri servizio puri e integrati, in parte dovuta anche alla tipicità italiana di una grande frammentazione nella domanda che vede anche le realtà distributive dedicarsi a diverse nicchie. Un fattore che rappresenta anche un punto di forza per i centri di servizio. Infatti il ruolo svolto è imprescindibile e per tanto non è il ruolo di questa particolare parte della filiera ad essere in crisi quanto alle modalità con cui il servizio è stato interpretato finora. I centri di servizio quindi non spariranno: credo che le realtà integrate non riusciranno per mancanza di flessibilità ad essere in grado di soddisfare tutte le particolari richieste dell’utilizzo».
Sullo sfondo si profila sempre più vicino il bivio in cui aziende e imprenditori dovranno interrogarsi sul futuro che si intende costruire fatto di rilancio o di tracollo.
«Per favorire il processo di aggregazioni di cui si sta parlando da lungo tempo credo sia necessario trovare un esempio - conclude Ciocca -, due realtà che indichino la strada da percorrere mettendo magari in moto un meccanismo più ampio. Al momento tutto è frenato da una visione societaria molto famigliare che non vede di buon grado la necessità di condividere con altri quanto costruito finora. Credo però che questa opzione possa diventare una scelta obbligata per la sopravvivenza, anche se non è detto che tutti scelgano di provare a sopravvivere. Credo però che l’istinto di sopravvivenza possa essere un buon stimolo al processo, processo che in un caso o nell’altro dovrebbe portare al riequilibrio del sistema. Il problema principale è comunque gettare il cuore oltre l’ostacolo anche se personalmente credo che quella delle aggregazioni possa essere anche una sfida imprenditorialmente stimolante in cui darsi obiettivi nuovi che prima da soli non si sarebbe riusciti a fronteggiare. Oggi nessun centro servizio può dirsi al sicuro da questa selezione naturale incombente che come ho già detto può darsi che sia disordinata e critica, oppure ordinata e stimolante a seconda dell’atteggiamento con cui si affronteranno in prossimi anni».

Fonte Siderweb.com

Letto 4723 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21

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