Martedì, 06 Aprile 2010 12:02

Simone Bettini (Federmeccanica) - «Il futuro delle aziende italiane? Dovranno fondersi per poter competere»

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Il comparto della meccanica: quale l’attuale momento congiunturale, le prospettive, il rapporto con il sistema bancario e con i fornitori di acciaio. Queste le domande che Siderweb ha posto a Simone Bettini, vice presidente di Federmeccanica.

«Il 2009 è stato un anno “tragico” per l’industria manifatturiera metalmeccanica – ha detto Bettini -. Le aziende italiane hanno subito delle riduzioni di volumi veramente importanti che si collocano in media tra il -25% e il -30%». «Da qui ne è derivato un uso massiccio degli ammortizzatori sociali – ha continuato il vice presidente di Federmeccanica -. In questi ultimi mesi però, sembra che il peggio sia passato. Non si può certo parlare di ripresa in quanto nella realtà non ci sono segnali importanti di ripartenza, ma pare che il fondo sia stato toccato ed ora non resta che risalire».

Questo inizio 2010 «ha portato con sé dei timidi segnali di miglioramento che potrebbero far passare la paura che attanaglia gli operatori – ha affermato Bettini -. È infatti la sfiducia che aleggia sul comparto che blocca il sistema e non fa investire le aziende». Attualmente, l’ente che potrebbe mettere mano al portafoglio per favorire la ripresa è lo Stato «ma ad oggi le amministrazioni pubbliche sono bloccate dai patti di stabilità che impediscono loro di investire».

Un altro elemento importante che potrebbe incidere sul futuro andamento del comparto è l’atteggiamento delle banche. «Il sistema bancario si vedrà arrivare bilanci 2009 con indici nettamente differenti dagli anni precedenti – ha detto Bettini -. Bisognerà monitorare il loro comportamento di fronte ai risultati non esaltanti delle imprese del settore». Da sottolineare però «che l’Italia dovrebbe avere un sistema Paese più forte come quello che hanno, per esempio, Francia, Germania ed Inghilterra – ha continuato -. Ai primi venti di ripresa questi Paesi saranno i primi che ripartiranno mentre l’Italia rimarrà leggermente attardata».

Per quanto riguarda le previsioni per il prossimo futuro «credo che il 2011 sarà l’anno della ripartenza – ha detto Bettini -. Quest’anno ci scrolleremo di dosso la paura che ci ha investito nel 2009 ed il prossimo anno riprenderemo a “viaggiare”».

Nel frattempo sul mercato potremmo assistere ad una selezione delle aziende. «Quelle società che strutturalmente sono deboli, con il perdurare della crisi e dei mancati investimenti del settore finanziario nel comparto, potrebbero sparire dal panorama nazionale – ha spiegato -. Le aziende devono essere in grado di stare in equilibrio e competere». Per farlo Bettini lancia una sfida. «Per competere in un sistema sempre più globalizzato, bisogna unirsi e creare sinergie affinché la squadra sia sempre più forte ed attenta». «Il sistema Italia è formato da aziende famigliari che hanno fatto si che la maggior parte delle imprese superassero indenni il periodo nero che abbiamo vissuto – ha continuato il vice presidente di Federmeccanica -. Per il futuro credo che le aziende dovranno mantenere la componente “famigliare” inglobando però le logiche manageriali di impresa, più fredde e lucide». «Bisogna pensare che le aziende per essere competitive devono essere efficienti e devono sfruttare al meglio i propri impianti – ha spiegato -. Il costo di mantenimento di quest’ultimi è sempre più elevato in quanto parliamo di macchinari altamente qualificati». «È per questo motivo che le società si devono fondere: mantenendo i propri marchi ed i siti ma mantenendo la produzione in alcuni poli e adibendone altri a magazzino».

Svolgendo lo sguardo sull’acciaio, «in questo momenti i prezzi stanno subendo rialzi ingiustificati per il livello di utilizzo dello stesso – ha detto Bettini -. C’è però da sottolineare che probabilmente i livelli di prezzo raggiunti non erano più sostenibili. Per il futuro credo che ci dovrà essere un assestamento. Per il nostro business è fondamentale che in tutte le nazioni il prezzo sia allineato. È indubbio che i rialzi dell’acciaio incideranno in maniera sostanziale sulla liquidità aziendale di noi utilizzatori».

 

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