Giovedì, 22 Ottobre 2009 00:00

Mercato Giuseppe Pasini (Federacciai): «La ripresa non si vede ancora»

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La ripresa nel settore siderurgico italiano? «Al momento non si vede». Parola di Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai. Secondo il numero uno dell’associazione, infatti, «nonostante quanto si sente dire da alcuni politici e su alcuni media, la situazione rimane preoccupante». La produzione siderurgica tra gennaio ed agosto «ha fatto registrare un calo del 43% rispetto al 2008, contro il -41% dell’Ue». E questo dato è ancor più allarmante se si considera che «ad inizio anno viaggiavamo con un passo migliore rispetto alla media continentale ma nei mesi successivi abbiamo peggiorato il nostro risultato». Inoltre «le opere pubbliche che dovevano partire non sono state ancora cantierate e il settore delle costruzioni è praticamente fermo». Anche per le piccole opere la situazione non è migliore: «il patto di stabilità impedisce ai comuni di dare il via ad una serie di lavori che potrebbero contribuire a portare un sollievo immediato all’economia e, di riflesso, al comparto dell’acciaio». Per questi motivi «le acciaierie che si rivolgono al mercato dei lunghi stanno soffrendo e continuano a lavorare solo la notte o nei weekend o, in alcuni casi, nemmeno in questi momenti». Si parla, quindi, «di riduzioni dell’output superiori al 50%, che sono destinate a durare almeno fino al prossimo febbraio». Se questo dato verrà confermato dai fatti «scenderà parallelamente anche la domanda di materia prima, con influssi diretti sia sui prezzi del rottame che sui consumi di energia elettrica». Anche per i piani la congiuntura non è favorevole. «Gli incentivi per l’auto non hanno avuto un grande impatto sul mercato siderurgico – ha spiegato Pasini – ed inoltre il comparto dei piani rischia di andare in oversupply a causa della massiccia riapertura di altiforni annunciata da molti operatori in tutto il mondo».

Recentemente la World Steel Association ha previsto che nel 2010 ci sarà un incremento della domanda mondiale di acciaio di oltre il 9%. Quale sarà l’influsso sul settore dell’acciaio in Italia? «Credo che la crescita sarà concentrata soprattutto nei Paesi emergenti. L’Europa avrà un andamento nettamente meno positivo, così come l’Italia. Certamente l’aumento del consumo cinese potrà avere un risvolto positivo anche per il nostro Paese, ma il problema principale è: quando? Perché noi abbiamo bisogno di mercato adesso». Quali sono le richieste all’esecutivo per favorire la ripresa? «La ricetta non è nuova ma credo sia la più valida. Abbiamo bisogno di investimenti immediati in infrastrutture, delle opere che oltre a beneficiare le industrie dell’acciaio e del cemento, mettono in moto un universo di imprese e di lavoratori che non può che far bene all’economia».

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Letto 5722 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21
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