Venerdì, 20 Marzo 2009 00:00

Made in Steel: l'acciao visto dagli utilizzatori

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«L’universo degli utilizzatori di acciaio si presenta smisurato e con attività spesso senza elementi in comune tra loro. Come affrontare quindi una ricerca sul mondo degli utilizzatori?» È questo l’interrogativo posto da Rino Ferrata, professore dell’Università degli Studi di Brescia, alla platea del convegno “L’acciaio visto dalla parte degli utilizzatori” tenutosi nella cornice di Made in Steel. La soluzione proposta da Ferrata è stata quella di porre l’analisi in «un’ottica dinamica, incentrata su tre diversi livelli di cambiamento: macroeconomico, strutturale e congiunturale, cercando di capire quali di questi processi di cambiamento incidano sull’utilizzo di acciaio e in quale misura».

Ogni analisi prende il via da un quadro sullo stato attuale dell’oggetto di studio, e Andrea Brasili (Unicredit) si è quindi chiesto quale sia la salute del settore. I dati mostrati da Brasili indicano che le imprese del comparto acciaio, nonostante un calo di fiducia da metà 2008, rimangono «con la consapevolezza della propria posizione di mercato e di aver operato bene nel corso degli anni passati, potendo così contare oggi su una solida capacità produttiva». Brasili sottolinea inoltre «come le imprese dell’acciaio, pur avendo un’età media più alta rispetto ad altri settori, mostrino una dinamicità sopra la media in termini di acquisizioni e fusioni, oltre che una maggiore vocazione internazionale».

All’internazionalità si riaggancia anche Alessandro Durante (Anima), che evidenzia come il comparto della meccanica «sia stato spinto negli ultimi 30 anni a puntare molto sull’estero, raggiungendo un livello di eccellenza tale da portare l’Italia a essere il secondo produttore europeo e il terzo a livello mondiale». Durante lancia quindi un monito contro «le recenti ondate di protezionismo, che soprattutto in un settore legato a filo doppio all’internazionalità non tutela le imprese ma le danneggia», ed esorta per il futuro a mantenere e migliorare il buon livello di qualità dei prodotti e di innovazione.

Sulla centralità dell’innovazione per rimanere competitivi concorda Federico Furlani (Simem), precisando però che per innovare «è necessario il supporto e l’interesse dei fornitori degli utilizzatori», auspicando che il settore dell’acciaio «inizi a conoscere meglio se stesso» lavorando a «strategie che proteggano l’intera filiera nel suo complesso». Anche per Gianmaria Rizzi (CMM) «non è possibile proseguire senza una mentalità che tenga conto di tutta la catena dell’acciaio». «Facciamo parte tutti della stessa filiera», spiega, «ed è quindi controproducente che gli interessi di alcune fasce vadano a discapito delle altre».


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Letto 5448 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21
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