Lunedì, 13 Marzo 2006 00:00

Siderurgia & materie prime: Le prospettive per il prossimo quinquennio

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Quali saranno le prospettive di produzione e consumo dell’acciaio nei prossimi cinque anni? E come si evolverà il mercato delle materie prime dell’industria siderurgica? Siderweb propone due appuntamenti, il primo dedicato all’acciaio al carbonio, il secondo all’inox, per illustrare le risposte dell’agenzia governativa australiana Abare (Australian Bureau of Agricultural and Resource Economics) a questi quesiti.

Acciaio al carbonio

Consumo
Europa, Giappone, Corea del Sud e Taiwan si fermeranno, mentre India, Nord America e Cina continueranno a correre. Questo è ciò che Abare si aspetta per il periodo 2006-2011. Secondo l’agenzia australiana, infatti, nell’Ue a 25 si assisterà ad un limitato incremento dei consumi nel periodo preso in esame (+8 milioni di tonnellate in 6 anni). Tassi di crescita contenuti si registreranno anche in Giappone (+2 milioni di tonnellate), Corea del Sud (+1 milione di tonnellate) e Taiwan (+1 milione di tonnellate).

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La Cina, invece, farà segnare un forte aumento sia dei consumi (che passeranno dai 355 milioni di tonnellate nel 2005 ai 511 nel 2011) sia nelle esportazioni. Due aspetti contribuiranno decisamente all’espansione della domanda di acciaio. Innanzi tutto la migrazione interna. Tra il 2000 ed il 2005, 80 milioni di cinesi si sono spostati dalle aree rurali a quelle urbane ed altri 70 milioni di persone dovrebbero trasferirsi nelle città entro il prossimo quinquennio. Ciò farà salire decisamente gli investimenti nel settore delle costruzioni e, quindi, i consumi di acciaio. In secondo luogo lo sviluppo dell’industria cinese sta facendo decollare la domanda di infrastrutture e di capannoni, trainando la richiesta di acciaio.
Il consumo in India viaggerà al +6,8% annuo in media, raggiungendo i 61 milioni di tonnellate nel 2011, grazie soprattutto alla realizzazione di infrastrutture per i trasporti (porti, autostrade, aeroporti e ponti).
Il Messico sarà il motore del Nord America. Mentre la domanda degli utilizzatori di acciaio canadesi e statunitensi, come l’industria dell’automotive e degli elettrodomestici scenderà nel medio termine a causa della delocalizzazione, si registrerà un grande sviluppo del settore manifatturiero messicano, che porterà la domanda di acciaio dagli attuali 145 milioni di tonnellate ai 166 del 2011.

Produzione
Le prospettive favorevoli sul versante del consumo si rifletteranno in un incremento della capacità produttiva a livello globale. La produzione, infatti, passerà dagli 1,129 miliardi di tonnellate del 2005 agli 1,405 miliardi di tonnellate del 2011. Non si muoverà dal livello del 2004 l’Unione Europea. Ferme anche Taiwan e Corea del Sud (solo +4% in 7 anni).

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La Cina sarà ancora la protagonista della siderurgia globale. Dopo il +138% registrato tra il 1994 ed il 2003, infatti, l’output di acciaio crescerà del 70% tra il 2004 ed il 2011, superando i 500 milioni di tonnellate. In questi anni è previsto anche un deciso riassetto del settore. Il governo cinese si è posto l’obiettivo di concentrare maggiormente la produzione: attualmente si stima che esistano oltre 1500 produttori, dei quali solo 8 sopra i dieci milioni di tonnellate annue di output. Nel prossimo futuro l’esecutivo del Paese del Dragone punta ad ottenere una razionalizzazione di quest’industria: entro il 2010 le prime dieci acciaierie cinese dovranno produrre il 50% dell’acciaio realizzato in Cina. Questa percentuale salirà al 70% nel 2020. Oltre alla dimensione d’impresa, altri due aspetti cruciali dovranno essere affrontati. Innanzi tutto le tecnologie impiegate, ad oggi ancora obsolete. In secondo luogo la profittabilità del comparto, non ancora soddisfacente. Nonostante queste questioni ancora aperte, si prevede che la Cina farà registrare un forte aumento delle importazioni di materie prime via mare.
Nel medio termine, il rincaro dei costi di produzione, la rimozione delle barriere doganali e l’apprezzamento del dollaro eroderanno la competitività della siderurgia statunitense. Come risultato, la crescita prevista del consumo interno sarà soddisfatta grazie alle importazioni. Inoltre, dato che il 47% della produzione americana proviene da forno elettrico, l’impennata del costo dell’energia favorirà la produzione da altoforno, portando ad un incremento dell’import di minerale ferroso e ad una diminuzione dell’export di carbone.
Il Giappone, nel periodo preso in esame, affronterà una sfida importante. Infatti nel prossimo quinquennio un gran numero di paesi tradizionalmente importatori di acciaio nipponico (soprattutto Cina e Tailandia) investiranno in nuova capacità produttiva e ridurranno i propri acquisti esteri. Ciò manterrà la produzione giapponese sostanzialmente stabile nel periodo preso in esame.
In India, Brasile ed Europa orientale si verificheranno tassi di crescita sostenuti. Nel subcontinente indiano lo sviluppo dell’industria, la vicinanza al mercato cinese e le grandi riserve di materie prime porteranno ad un aumento di 24 milioni di tonnellate annue dell’output, soprattutto grazie alla costruzione di nuovi altiforni. Ciò provocherà un aumento delle importazioni di minerale ferroso, soprattutto dall’Australia. Il Brasile salirà da 32 a 52 milioni di tonnellate annue prodotte, mentre l’Europa orientale passerà da 119 a 142 milioni di tonnellate di output.

Materie Prime
Minerale ferroso

Nel periodo considerato, si verificherà un deciso incremento delle esportazioni di minerale ferroso, che passeranno dai 659 milioni di tonnellate del 2005 agli 882 del 2011. I due principali protagonisti del settore rimarranno Australia e Brasile.

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La prima nazione, grazie alle previsioni favorevoli per il consumo di acciaio nel mondo e alla vicinanza all’Asia, aumenterà decisamente la capacità estrattiva e delle infrastrutture. L’export, quindi, salirà del 56% portandosi a 375 milioni di tonnellate nel 2011. Nella seconda, gli investimenti degli estrattori CVRD, MRB e CSN faranno crescere l’output di 114 milioni di tonnellate. L’India, invece, farà registrare un passo indietro nelle esportazioni a causa dell’incremento dell’attività interna.

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Carbone

L’Australia, grazie all’alto livello dei prezzi ed alla vicinanza alle nazioni consumatrici, rimarrà il maggior esportatore di carbone del globo, con oltre il 60% del totale dei volumi commerciati. Anche il Canada farà registrare consistenti passi avanti (+10 milioni di tonnellate di output), mentre gli Usa diminuiranno il proprio export consistentemente.

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Prezzi

Secondo l’Abare, alcuni fattori spingono a prevedere un incremento del prezzo del minerale ferroso per i contratti in essere a partire dal primo aprile 2006. L’istituto prevede rincari del 12% quest’anno, che saranno sostenuti dall’aumento della produzione mondiale, dalla limitata crescita delle forniture e dall’alto livello dei prezzi spot in Cina.
Gli incrementi delle quotazioni del minerale ferroso negli ultimi 3 anni hanno stimolato sostanziosi investimenti sia in esplorazioni minerarie sia in infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio. Ciò provocherà un aumento della produzione mondiale di minerale nel medio termine.
Il carbone, invece, farà marcia indietro. Dopo una crescita superiore al 100% avvenuta lo scorso anno, quest’anno le quotazioni del carbone per impieghi metallurgici dovrebbero scendere dell’8% a 115 dollari/t.

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Grazie al buon andamento del mercato delle materie prime negli ultimi anni, sui mercati internazionali si è verificata una carenza di input per l’industria minerarie, in particolare equipaggiamento, mezzi di trasporto e lavoratori qualificati. Questa situazione sta contribuendo a rallentare l’espansione dell’attività mineraria a livello globale. Ciò nonostante, dopo il 2008 il costo delle materie prime per produrre acciaio dovrebbe iniziare un trend di discesa a causa dell’aumento delle forniture di minerale e all’aumento dell’efficienza dei siderurgici.


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Letto 8461 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 11:21
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