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Forse potrà essere ricordato come l’anno della consapevolezza. Il 2016 è l’anno nel quale l’industria dell’acciaio è tornata prepotentemente protagonista sui tavoli della politica. Purtroppo, la ribalta del settore è arrivata a causa dell’overcapacity, vero tallone d’Achille di un comparto che stenta a superare le secche della crisi. Vediamo, nel dettaglio, le tappe nelle quali il mondo ha “riscoperto” la siderurgia. E il modo con cui ha deciso di affrontarne i problemi.

Dopo il decimo, anche l’undicesimo mese del 2016 si conferma positivo per la produzione mondiale di acciaio. Il report aggiornato a novembre della World Steel Association evidenzia come la produzione abbia fatto segnare una risalita del 5% nel confronto mensile e dello 0,4% su base annua. Nel dettaglio sono state prodotte 132,402 milioni di tonnellate mensili, che portano a quasi 1,468 miliardi la produzione di acciaio grezzo nel 2016.

Nonostante la produzione della seconda settimana di dicembre sia decisamente positiva, il dato complessivo delle acciaierie americane aggiornato al 17 dicembre regista ancora il segno «-». Rispetto al medesimo periodo del 2015 (gennaio - seconda settimana di dicembre) il confronto è negativo dello 0,8% con 85,45 milioni di tonnellate prodotti.

Nella seconda settimana di dicembre si sono registrate ancora variazioni in aumento nei prezzi in dollari delle materie prime e dei principali prodotti siderurgici ad eccezione della ghisa sul mercato cinese.

«Non è certo una sconfitta dell’Italia, del suo Governo o di Federacciai, che hanno condotto una battaglia di principio con coerenza e determinazione, è la sconfitta dell’Europa della manifattura».
Non usa mezzi termini il presidente di Federacciai Antonio Gozzi per rimarcare le proprie valutazioni sulla recente intesa per la riforma degli strumenti di difesa commerciale dell’Ue, annunciata dal Consiglio Europeo e passata con il solo voto contrario dell’Italia.

Terzo giorno dopo la scadenza dell’11 dicembre e secondo appello da parte delle autorità cinesi al rispetto degli impegni sullo status di economia di mercato.
Questa volta è il ministro del commercio Gao Hucheng che ha ripubblicato sul sito del ministero l’editoriale apparso sul People’s Daily in cui chiede agli stati aderenti al WTO il rispetto degli impegni.

Nessuno scostamento dai valori di settembre. Secondo quanto rilevato dall’Istat, la produzione industriale per il mese di ottobre non si è spostata consistentemente dai livelli registrati a settembre. Nonostante la stasi degli ultimi due mesi, l’indice trimestrale del periodo agosto - ottobre resta positivo per l’1,6% sui tre mesi precedenti, ed anche i riferimenti tendenziali sul 2015 si mantengono in crescita.

Verso l’alto sia nel confronto congiunturale che in quello tendenziale. Secondo i dati forniti dall’American Iron and Steel Institute, la produzione siderurgica delle acciaierie statunitensi nella settimana che si è chiusa lo scorso 3 dicembre ha toccato quota 1,635 milioni di tonnellate, con un impiego di capacità pari al 68,9%.

Un consolidamento del trend. Così la nota di mercato per le materie prime diffusa mensilmente da Assofermet descrive l’andamento del mercato dei rottami in Italia. Uno scenario però in cui la situazione sembra subire qualche cambiamento: «il mercato turco, così come quello del Nord Europa – spiega la nota -, registra nell’ultima settimana una battuta d’arresto negli acquisti, che appare al momento come una pausa di riflessione piuttosto che un’inversione di tendenza.

L’industria metallurgica britannica non sta perdendo solo volumi e peso sul panorama internazionale, con in particolare la siderurgia fiaccata da una pesantissima crisi, ma anche i suoi simboli.
Nelle scorse ore, infatti, la stampa internazionale ha riferito la chiusura della fonderia “più famosa del mondo”.

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