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Euro Sider Scalo

Euro Sider Scalo

Martedì, 04 Dicembre 2012 00:00

Lucchini - Bersani: «Commissariamento»

Applicare la legge Marzano per la Lucchini. Questa la richiesta del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per il gruppo dell'acciaio. «Fermo restando l'esigenza che il governo apra un tavolo complessivo sulla siderurgia, su Piombino serve qualche passo decisivo in avanti. Bisogna passare ad una gestione commissariale ai sensi della legge Marzano». Il numero uno dei democratici, dopo aver incontrato una delegazione dei lavoratori del gruppo siderurgico e il sindaco di Piombino, ha dichiarato che «la vicenda della Lucchini è troppo oscurata, mentre è uno dei casi industriali più rilevanti del paese. La situazione è critica, si tratta di un pezzo della siderurgia italiana ma anche di un intreccio unico tra territorio e produzione. Insomma è una questione di prima grandezza che merita attenzione nazionale».

 

 

Fonte: Siderweb.com

L’Italia siderurgica respinta con perdite dall’Ue. La proposta del sottosegretario allo sviluppo economico, Massimo Vari, di prolungare oltre la sua scadenza naturale (31/12/2012) il sistema di sorveglianza preventiva dei flussi di importazione di acciaio nell'Ue ha infatti incassato il «no» del commissario europeo al commercio, Karel De Gucht. La richiesta era stata fatta per far fronte alle difficoltà del comparto siderurgico europeo, ma non rappresentava «una misura protezionistica», come ha spiegato a TMNews Vari, ma un modo per monitorare «in tempo reale l'import di acciaio con costi molto limitati. Un sistema simile esiste anche negli Stati Uniti, dove è stato prorogato fino al 2017».

 

 

Fonte: Siderweb.com

Al momento nessuna conferma è ancora arrivata dal gruppo russo e si aspettano commenti al riguardo, ma le voci di un possibile stop dell’impianto ucraino di Mechel nella città di Donetsk (Ucraina) sembrano man mano prendere sempre più piede tra gli operatori. Electrometallurgical Donetsk (Demz), è uno degli impianti produttivi ucraini più moderni con una capacità annua di oltre 1 milione di tonnellate ed era entrato a far parte del gruppo Mechel nel dicembre del 2011. Le indiscrezioni parlano di una chiusura fino al primo aprile dell’anno prossimo, a causa principalmente della debolezza della domanda.

 

 

Fonte: Siderweb.com

Mercoledì, 28 Novembre 2012 00:00

Lucchini - Klesch offre 200 milioni di euro

Duecento milioni di euro. Questa secondo indiscrezioni pubblicate da Milano Finanza la liquidità che il fondo svizzero Klesch sarebbe disposto a mettere in campo per l’acquisto di Lucchini. I dettagli del piano industriale non sarebbero ancora stati resi noti, tuttavia questa sarebbe la cifra arrivata sul tavolo dell’advisor Rothschild come proposta di acquisto dalla Svizzera. Una cifra che permetterebbe agli istituti di credito di rientrare parzialmente dai debiti nei confronti del colosso siderurgico.

 

 

Fonte: Siderweb.com

Un mondo più equilibrato, dove il gap di produttività e ricchezza si chiuderà e dove anche la Cina giungerà a livelli di crescita più “umani”. Queste le prospettive economiche globali fino al 2060 secondo l’OCSE. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha infatti reso noto il suo outlook a lungo termine, un documento che riserva qualche sorpresa. Ma anche qualche criticità e qualche speranza per l’Italia.

 

Pil: tassi di crescita medi – L’Italia crescerà più della Germania. Ma la notizia è una magra consolazione, come si può vedere in seguito, per il nostro paese. Secondo le proiezioni dell’OCSE l’Italia farà registrare un incremento medio annuo del prodotto interno lordo dell’1,4% nei prossimi 48 anni, contro il +1,1% della Germania. Il sorpasso avverrà nel trentennio 2030-2060: in quell’arco temporale il nostro paese incrementerà la propria ricchezza dell’1,5% annuo, mentre la Germania si fermerà al +1%. Tra il 2005 ed il 2011 il nostro pil è salito dell’1% medio annuo, tra il 2011 ed il 2030, invece, arriverà al +1,3%. Scorrendo la lista dei 42 paesi analizzati (i 34 membri dell’OCSE più Argentina, Brasile, Cina, Indonesia, India, Russia, Arabia Saudita e Sudafrica) si può notare che tra il 2011 ed il 2060 l’Italia farà registrare il trentanovesimo peggior risultato, a pari merito con Austria, Grecia e Portogallo e davanti soltanto a Giappone (+1,3%), Germania (+1,1%) e Lussemburgo (+1,1%). Tra i paesi con le migliori performance, invece, al primo posto c’è l’India (+5,1%), seguita dall’Indonesia (+4,1%) e dalla Cina (+4%). Proprio quest’ultima, che ha trascinato la crescita economica globale in moltissimi settori negli ultimi anni, dopo il +10% annuo di incremento di pil tra il 1995 ed il 2011 ed il +6,6% tra il 2011 ed il 2030, tra il 2030 ed il 2060 tornerà a crescere su ritmi più moderati, con un +2,3% medio. Faranno registrare una crescita sopra il 3% annuo nei prossimi 48 anni anche Arabia Saudita (+3,1%), Sudafrica (+3%) e Messico (+3%).

 

Pesi che cambiano – A causa della diversa velocità di marcia vista in precedenza, il peso delle economie globali sarà completamente redistribuito nel 2060: dal 2011 al 2060 il pil USA scenderà dal 27% del totale globale al 16%, quello dell’Ue dal 17% al 9%, quello del Giappone dal 7% al 3%, quello della Cina, invece, nel 2012 supererà quello dell’Europa e passerà dal 17% al 28%, l’India salirà al 18% dal 7%, mentre gli altri paesi rimarranno sostanzialmente stabili, scendendo dal 29% al 26%.

 

Fattori  determinanti – Ma quali sono i fattori che contribuiranno alla crescita economica globale? Come è posizionata l’Italia? Quali spazi di crescita si presenteranno ancora al nostro paese?

 

Dal punto di vista della produttività (misurata dall’OCSE con l’acronimo MFP – Multi Factor Productivity), le previsioni globali si attendono un incremento dell’1,5% media annuo nei prossimi 50 anni, con le nazioni che oggi hanno un livello di produttività relativamente basso (come India, Cina, Indonesia, Brasile e Europa orientale) che correranno di più delle nazioni più produttive oggi. Il risultato sarà una convergenza verso un valore più omogeneo rispetto a quello odierno. Come si può vedere dalla figura sottostante, le prospettive per l’Italia non sono delle migliori: il nostro paese il tasso annuo di incremento di questo valore sarà di poco superiore all’1%, uno dei valori più bassi tra i paesi analizzati.

 

Anche dal punto di vista del risparmio le prospettive non appaiono brillanti per i paesi industrializzati: se nel breve la percentuale di risparmio della popolazione si abbassa a causa delle misure restrittive messe in campo da molti governi per mettere in sicurezza i conti pubblici, nel lungo periodo il progressivo invecchiamento della popolazione ridurrà mediamente del 5% la propensione al risparmio. In India e in Cina, invece, le prospettive appaiono diverse. Nel primo stato l’effetto demografico sarà contenuto mentre nel secondo le conseguenze della politica applicata negli scorsi anni, che favoriva le famiglie con un solo figlio, si faranno sentire e la capacità di risparmio cinese è prevista in calo del 40% nel 2060. Entrando maggiormente nel dettaglio, si nota che la propensione globale al risparmio rimarrà alta fino al 2030, con Cina ed India che passeranno dal 30% sul totale mondiale di oggi al 50%: la disponibilità di capitali da investire, quindi, sarà sempre più appannaggio di questi due paesi.
Infine un punto su cui si concentrano le speranze italiane, ed in generale dei paesi occidentali, è quello legato all’ambito politico. In primo luogo sul versante liberalizzazioni. Se i mercati dei paesi dell’OCSE assumeranno i contorni dei cinque che oggi vantano le best practice (USA, Regno Unito, Irlanda, Canada e Olanda), la crescita della produttività potrebbe salire ulteriormente di uno 0,2% annuo, che per l’Italia rappresenterebbe circa il 20% in più rispetto allo scenario base. Un altro aspetto sul quale concentrare l’attenzione è quello relativo alla riforma del mercato del lavoro. Se saranno approntate delle misure che andranno nella direzione di ampliare la partecipazione al lavoro, i benefici per i paesi dell’OSCE saranno molto grandi. In particolare, se venissero adottate misure atte a rendere la durata della vita attiva lavorativa pari a quella oggi in Svizzera, si otterrebbe un incremento del 2,7% nella partecipazione al lavoro per i paesi OCSE. Ma per l’Italia le prospettive sarebbero ben più rosee: +13%. Infine, l’OCSE ha considerato gli effetti di una profonda riforma fiscale, che unisca le misure relative alle liberalizzazioni ed al mercato del lavoro con una riduzione delle tasse. Gli impatti macroeconomici in questo caso saranno di un incremento dell’output per i paesi OCSE dell’11% rispetto allo scenario base e per i paesi non OCSE del 17%. Anche in questa prospettiva, l’Italia ha un grande potenziale: se le politiche interne venissero allineate alle best practice per il nostro paese ci potrebbe essere un incremento del pil del 35% rispetto allo scenario base.
Italia: crescere è ancora possibile – Pur con tutte le limitazioni che può avere uno studio che dà una prospettiva economica di 50 anni, il lavoro dell’OCSE dimostra che per il nostro paese la crescita non è un miraggio, ma può diventare realtà. Nonostante una popolazione che invecchia, e che quindi tende a consumare meno, una minor propensione al risparmio ed un incremento della produttività tra i più bassi al mondo, l’Italia ha ancora una “riserva di caccia” inesplorata, che potrà rappresentare un salvagente, e forse qualcosa di più, per le generazioni future. Il prezzo da pagare per non lasciarsi scappare questo Eldorado è tutto nelle nostre mani, ed in particolare in quelle della classe politica che, se adattasse l’Italia alle best practice internazionali, potrebbe garantirgli una maggiore partecipazione al lavoro ed una maggiore ricchezza. Ciò che dà speranza, quindi, è che è tutto nelle nostre mani, una verità che però forse spaventa anche un po’, considerando l’incapacità della classe politica degli ultimi anni nell’immaginare e plasmare un paese moderno. Solo con uno scatto avanti si potranno cogliere queste opportunità: da paese delle eccellenze, l’Italia deve (e merita) diventare un paese eccellente.
Fonte: Siderweb.com

 

«Non vogliamo più ArcelorMittal nel nostro Paese, perché non hanno rispettato la Francia». Così Arnaud Montebourg, ministro della ripresa produttiva, sulla questione della chiusura di Florange, che ha provocato una controversia tra il gruppo siderurgico e il Governo francese. Montebourg accusa la società di «aver mentito al Paese», dichiarando inoltre che «il problema non sono i forni a Florange ma è Mittal». Le dichiarazioni del ministro hanno inacidito il già teso rapporto tra la leadership di sinistra francese e ArcelorMittal. Dal gruppo ancora nessuna replica anche se dalla famiglia Mittal arrivano commenti «scioccati» rispetto alle dichiarazioni del ministro. La società aveva annunciato lo spegnimento degli altiforni nel nord-est della Francia se il governo non avesse trovato un nuovo acquirente per questa settimana. La resa dei conti sembra giocarsi dunque sul sito di Florange che impiega circa 600 lavoratori francesi. ArcelorMittal ha più di 20.000 dipendenti sul territorio transalpino, in circa 150 siti.

 

 

Fonte: Siderweb.com

La crisi colpisce la siderurgia del Regno Unito. Il gruppo indiano Tata Steel ha infatti annunciato l’intenzione di chiudere impianti e, di conseguenza, di tagliare posti di lavoro soprattutto in territorio gallese. «Il progetto di ristrutturazione - ha commentato Karl Kohler, direttore generale delle attività europee di Tata Steel - è stato necessario per permetterci di continuare a lavorare in condizioni economiche difficili, adeguando la produzione. La società farà di tutto per garantire l’assistenza ai lavoratori e alle loro famiglie». Per il momento le indiscrezioni parlano di 584 posti di lavoro in meno in Galles (per lo più a Port Talbot) e di circa 900 posti in tutto il Regno Unito, mercato in cui Tata impiega circa 19.000 persone.

 

 

Fonte: Siderweb.com

Nuovi ribassi per i listini di dicembre dell’extra lega ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni. Nel documento diffuso dal gruppo le componenti aggiuntive dei prezzi in vigore dal primo dicembre registrano un calo rispetto al mese precedente compreso tra gli 11 ed i 246 euro tonnellata. Perdono quota gli acciai al cromo, con la serie 400 che segna ribassi compresi tra i -11 e i -34 euro la tonnellata. Gli acciai al cromo-nickel-molibdeno incassano variazioni negative comprese tra i -110 e i 192 euro la tonnellata. Infine gli acciai al cromo-nickel fanno registrare discese comprese tra i 68 e i 246 euro la tonnellata.

 

Fonte: Siderweb.com

 

 

Pubblicati gli Extra di lega di Acciaierie Bertoli Safau per il mese di Dicembre 2012

Pubblicati gli Extra di lega di Cogne Acciai Speciali per il mese di Dicembre 2012

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