News
Euro Sider Scalo

Euro Sider Scalo

A A novembre «c’è stato un riallineamento verso l’alto dei prezzi, sia in Italia sia all’estero, con aumenti più o meno simili sul mercato nazionale e in Europa. E tutto ciò è avvenuto nonostante la domanda di prodotto finito sia ancora molto debole e non si riescano a trasferire gli aumenti a valle della filiera». Così Maurizio Calcinoni, presidente di Nuovo Campsider, ha descritto l’andamento del mercato del rottame il mese scorso. A dicembre, invece, «le acciaierie osserveranno periodi di chiusura più lunghi rispetto alla consuetudine». Inoltre, «sono previsti arrivi di rottame e HBI (preridotto) via nave, dopo alcuni mesi in cui il materiale era arrivato in quantità limitate».

 

 

 

Fonte: Siderweb.com

Lunedì, 10 Dicembre 2012 00:00

CCIAA - Quotazioni tra lo stabile e il rialzo

Salgono la maggior parte dei lunghi in Italia. Secondo la rilevazione della Camera di Commercio di Brescia, infatti, tra il 19 novembre ed il 3 dicembre le quotazioni di molti prodotti hanno registrato variazioni al rialzo. Travi, larghi piatti e vergelle rincarano tra i 5 e i 10 euro la tonnellata mentre il tondo e la rete elettrosaldata migliorano di 5 euro la tonnellata solo sul valore minimo. Invariati treccia, trefolo e la vergella di acciaio non legato ad alto carbonio destinata alla trafilatura.

 

 

 

Fonte. Siderweb.com

Dopo quasi dieci giorni di stop delle quotazioni l’effetto Ilva si fa sentire in tutta la sua forza, accelerando probabilmente un processo di riallineamento dei prezzi nazionali con quelli europei già annunciato prima dei sequestri. Processo di riallineamento che vede un cambiamento repentino anche nei listini di Marcegaglia, come annunciato a Siderweb dall’amministratore delegato dell’azienda Antonio Marcegaglia.

«Vorrei innanzitutto spendere alcune parole sulla vicenda Ilva – spiega Marcegaglia -, vicenda che lascia ancora una sensazione di preoccupazione per la mancanza di certezza sugli sviluppi dell’immediato futuro, ritengo comunque l’atto del Governo con questo decreto legge coraggioso e doveroso e credo possa contribuire a mantenere l’Ilva come un asset industriale importante per il paese. Vorrei anche esprimere la mia solidarietà agli imprenditori coinvolti in questa delicatissima vicenda. Tornando al mercato, l’incertezza generata da questo braccio di ferro impatta soprattutto sulle tempistiche, con rallentamenti sia nel riavvio degli impianti, che nelle consegne che inevitabilmente colpiranno tutta la filiera. Un impatto in parte già visto la scorsa settimana con rincari di 20/30 euro la tonnellata sui listini, che da subito avranno un ulteriore incremento di 40/50 la tonnellata a seconda delle varie tipologie di prodotto, con quindi un coils a caldo che supererà i 500 euro la tonnellata ed uno zincato a 560/570 euro la tonnellata. Prezzi che, probabilmente velocizzati proprio dallo stop dell’Ilva, non sono fuori dal mondo ma correggono l’anomalia vista nei mesi precedenti in cui quotazioni le italiane sono state le più basse al mondo, e che invece con questi rialzi si riallineano ai prezzi applicati nel resto d’Europa. Un riequilibrio per altro già annunciato anche da ArcelorMittal prima dello stop Ilva. È chiaro che il contesto di fondo rimane difficile e che i livelli della domanda rimangono deboli. Si erano però raggiunti livelli di vendita sottocosto non più accettabili alla luce dei prezzi delle materie prime».

Anche i tubi quindi vedranno i nuovi livelli di sconto assestarsi al 50%/51%, rimarcando come gli effetti si applichino a tutta la filiera dei piani.

«Vorrei sottolineare – prosegue Marcegaglia – che questi aumenti non sono in nessun modo speculativi, o meglio i livelli di prezzo raggiunti non hanno nulla di speculativo».

Resta però da capire ora quali saranno le reazioni a valle e come il sistema di commercianti e centri servizio reagirà alle nuove richieste della produzione.

«Ritengo pericoloso alla luce dei nuovi listini – conclude Marcegaglia -, l’atteggiamento avuto finora a valle della filiera in cui vi è stata forse troppa attenzione ai volumi».

 

 

Fonte: Siderweb.com

Resterà fermo dal 1 dicembre al 10 gennaio il polo produttivo della Acciaierie di Calvisano. La fermata extra-large, non è però imposta dalla difficile congiuntura del mercato ma da un nuovo investimento da 2,5 milioni di euro per il revamping della macchina di colata continua teso al miglioramento della qualità interna e superficiale dei prodotti, «Mirando ad uno sviluppo della qualità superficiale e della struttura di solidificazione – spiega l’azienda in una nota-, mediante il sensibile miglioramento degli aspetti inerenti le macrosegregazioni, la riduzione della porosità centrale e della difettosità di pelle e sottopelle».

«L’investimento porterà indubbi vantaggi competitivi per l’azienda – spiga l'amministratore unico di acciaierie di Calvisano Giovanni Pasini -. Aumenteremo infatti la flessibilità dell’acciaieria puntando su una maggiore gamma di qualità, diversificando quindi l’offerta dei prodotti in segmenti di mercato da cui prima eravamo assenti. L’investimento si mantiene del solco di quello che da sempre caratterizza un valore aggiunto di Acciaierie di Calvisano, vale a dire mantenere un’ampia gamma di prodotti in modo da poter soddisfare in maniera puntuale i nostri clienti».

 

 

Fonte: Siderweb.com

Mercoledì, 05 Dicembre 2012 08:34

L’acciaio divide l’Europa

L’Unione Europea è accomunata dalla tempesta che sta travolgendo gli impianti siderurgici continentali, ma si divide nel tentativo di sfuggirle.

Sembra essere questo il messaggio nascosto tra le righe di ciò che sta avvenendo in ambito siderurgico. Perché se è vero che l’Italia si trova a fare i conti con la crisi derivante dalla situazione dell’Ilva, è evidente che anche gli altri stati della comunità non se la passano particolarmente bene, a partire dalla Francia, costretta a fronteggiare la decisione di Arcelor Mittal di chiudere due altoforni a Florange, in Lorena.

Il presidente francese Francoise Hollande sta cercando un punto d’intesa con il magnate del colosso indiano Lakshmi Mittal, senza finora raggiungere un accordo. Il governo transalpino avrebbe trovato compratori per l’intero sito, ma Mittal non intende vendere in blocco tutto l’impianto. Una delle soluzioni paventate è quella di nazionalizzare temporaneamente le installazioni, ipotesi comunque poco gradita alla multinazionale indiana, che minaccia di abbandonare la Francia, mettendo a repentaglio 20 mila posti di lavoro.

C’è chi vede nell’instabilità del vecchio continente un’opportunità di portare acqua al proprio mulino, come il sindaco di Londra, Boris Johnson, che, in visita in India, non ha usato mezzi termini nel consigliare a Mittal di portare le sue attività fuori dalla Francia, nella speranza, forse, di convincerlo a trasferire tutto in Gran Bretagna, dove l’industriale ha anche la residenza.

Di certo lo stesso Regno Unito non vive giorni felici, da quando anche Tata Steel (altro gruppo indiano) ha annunciato la chiusura di alcuni impianti nell’ambito di una ristrutturazione che mira a mantenere la società competitiva sul mercato.

Sul fronte teutonico, la ThyssenKrupp ha chiuso stabilimenti in Italia (Terni e Berco) così come in patria (Bochum e Krefeld), ed in risposta ad una contrazione produttiva nazionale che sfora il 7 %, sta valutando la possibilità di tagliare ulteriormente i costi, a partire dagli onerosi siti americani. Il gruppo tedesco, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe anche rivolgere le proprie attenzioni verso est, dove ormai il baricentro della produzione di acciaio mondiale si è stabilmente insediato e dove impiega già 19 mila dipendenti.

La situazione impone misure eccezionali volte a salvaguardare la posizione storicamente predominante dell’Europa e dell’America nel settore siderurgico.

Dal canto loro, infatti, gli Stati Uniti stanno reagendo con l’introduzione di dazi sulle importazioni dalla Cina (in vigore per alcuni prodotti fin dal 2010).

L’Unione Europea, fino ad oggi troppo statica e divisa sulle politiche da adottare, sembra aver finalmente deciso di muoversi: l’ipotesi è di puntare la strategia per rilanciare la produzione continentale, oltre che sull’introduzione di dazi, sui costi ambientali, come l’imposizione di una tassa sull’esportazione di rottame verso India e Cina.

 

A. Sabini Fender

Martedì, 04 Dicembre 2012 00:00

Lucchini - Bersani: «Commissariamento»

Applicare la legge Marzano per la Lucchini. Questa la richiesta del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per il gruppo dell'acciaio. «Fermo restando l'esigenza che il governo apra un tavolo complessivo sulla siderurgia, su Piombino serve qualche passo decisivo in avanti. Bisogna passare ad una gestione commissariale ai sensi della legge Marzano». Il numero uno dei democratici, dopo aver incontrato una delegazione dei lavoratori del gruppo siderurgico e il sindaco di Piombino, ha dichiarato che «la vicenda della Lucchini è troppo oscurata, mentre è uno dei casi industriali più rilevanti del paese. La situazione è critica, si tratta di un pezzo della siderurgia italiana ma anche di un intreccio unico tra territorio e produzione. Insomma è una questione di prima grandezza che merita attenzione nazionale».

 

 

Fonte: Siderweb.com

L’Italia siderurgica respinta con perdite dall’Ue. La proposta del sottosegretario allo sviluppo economico, Massimo Vari, di prolungare oltre la sua scadenza naturale (31/12/2012) il sistema di sorveglianza preventiva dei flussi di importazione di acciaio nell'Ue ha infatti incassato il «no» del commissario europeo al commercio, Karel De Gucht. La richiesta era stata fatta per far fronte alle difficoltà del comparto siderurgico europeo, ma non rappresentava «una misura protezionistica», come ha spiegato a TMNews Vari, ma un modo per monitorare «in tempo reale l'import di acciaio con costi molto limitati. Un sistema simile esiste anche negli Stati Uniti, dove è stato prorogato fino al 2017».

 

 

Fonte: Siderweb.com

Al momento nessuna conferma è ancora arrivata dal gruppo russo e si aspettano commenti al riguardo, ma le voci di un possibile stop dell’impianto ucraino di Mechel nella città di Donetsk (Ucraina) sembrano man mano prendere sempre più piede tra gli operatori. Electrometallurgical Donetsk (Demz), è uno degli impianti produttivi ucraini più moderni con una capacità annua di oltre 1 milione di tonnellate ed era entrato a far parte del gruppo Mechel nel dicembre del 2011. Le indiscrezioni parlano di una chiusura fino al primo aprile dell’anno prossimo, a causa principalmente della debolezza della domanda.

 

 

Fonte: Siderweb.com

Mercoledì, 28 Novembre 2012 00:00

Lucchini - Klesch offre 200 milioni di euro

Duecento milioni di euro. Questa secondo indiscrezioni pubblicate da Milano Finanza la liquidità che il fondo svizzero Klesch sarebbe disposto a mettere in campo per l’acquisto di Lucchini. I dettagli del piano industriale non sarebbero ancora stati resi noti, tuttavia questa sarebbe la cifra arrivata sul tavolo dell’advisor Rothschild come proposta di acquisto dalla Svizzera. Una cifra che permetterebbe agli istituti di credito di rientrare parzialmente dai debiti nei confronti del colosso siderurgico.

 

 

Fonte: Siderweb.com

Un mondo più equilibrato, dove il gap di produttività e ricchezza si chiuderà e dove anche la Cina giungerà a livelli di crescita più “umani”. Queste le prospettive economiche globali fino al 2060 secondo l’OCSE. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha infatti reso noto il suo outlook a lungo termine, un documento che riserva qualche sorpresa. Ma anche qualche criticità e qualche speranza per l’Italia.

 

Pil: tassi di crescita medi – L’Italia crescerà più della Germania. Ma la notizia è una magra consolazione, come si può vedere in seguito, per il nostro paese. Secondo le proiezioni dell’OCSE l’Italia farà registrare un incremento medio annuo del prodotto interno lordo dell’1,4% nei prossimi 48 anni, contro il +1,1% della Germania. Il sorpasso avverrà nel trentennio 2030-2060: in quell’arco temporale il nostro paese incrementerà la propria ricchezza dell’1,5% annuo, mentre la Germania si fermerà al +1%. Tra il 2005 ed il 2011 il nostro pil è salito dell’1% medio annuo, tra il 2011 ed il 2030, invece, arriverà al +1,3%. Scorrendo la lista dei 42 paesi analizzati (i 34 membri dell’OCSE più Argentina, Brasile, Cina, Indonesia, India, Russia, Arabia Saudita e Sudafrica) si può notare che tra il 2011 ed il 2060 l’Italia farà registrare il trentanovesimo peggior risultato, a pari merito con Austria, Grecia e Portogallo e davanti soltanto a Giappone (+1,3%), Germania (+1,1%) e Lussemburgo (+1,1%). Tra i paesi con le migliori performance, invece, al primo posto c’è l’India (+5,1%), seguita dall’Indonesia (+4,1%) e dalla Cina (+4%). Proprio quest’ultima, che ha trascinato la crescita economica globale in moltissimi settori negli ultimi anni, dopo il +10% annuo di incremento di pil tra il 1995 ed il 2011 ed il +6,6% tra il 2011 ed il 2030, tra il 2030 ed il 2060 tornerà a crescere su ritmi più moderati, con un +2,3% medio. Faranno registrare una crescita sopra il 3% annuo nei prossimi 48 anni anche Arabia Saudita (+3,1%), Sudafrica (+3%) e Messico (+3%).

 

Pesi che cambiano – A causa della diversa velocità di marcia vista in precedenza, il peso delle economie globali sarà completamente redistribuito nel 2060: dal 2011 al 2060 il pil USA scenderà dal 27% del totale globale al 16%, quello dell’Ue dal 17% al 9%, quello del Giappone dal 7% al 3%, quello della Cina, invece, nel 2012 supererà quello dell’Europa e passerà dal 17% al 28%, l’India salirà al 18% dal 7%, mentre gli altri paesi rimarranno sostanzialmente stabili, scendendo dal 29% al 26%.

 

Fattori  determinanti – Ma quali sono i fattori che contribuiranno alla crescita economica globale? Come è posizionata l’Italia? Quali spazi di crescita si presenteranno ancora al nostro paese?

 

Dal punto di vista della produttività (misurata dall’OCSE con l’acronimo MFP – Multi Factor Productivity), le previsioni globali si attendono un incremento dell’1,5% media annuo nei prossimi 50 anni, con le nazioni che oggi hanno un livello di produttività relativamente basso (come India, Cina, Indonesia, Brasile e Europa orientale) che correranno di più delle nazioni più produttive oggi. Il risultato sarà una convergenza verso un valore più omogeneo rispetto a quello odierno. Come si può vedere dalla figura sottostante, le prospettive per l’Italia non sono delle migliori: il nostro paese il tasso annuo di incremento di questo valore sarà di poco superiore all’1%, uno dei valori più bassi tra i paesi analizzati.

 

Anche dal punto di vista del risparmio le prospettive non appaiono brillanti per i paesi industrializzati: se nel breve la percentuale di risparmio della popolazione si abbassa a causa delle misure restrittive messe in campo da molti governi per mettere in sicurezza i conti pubblici, nel lungo periodo il progressivo invecchiamento della popolazione ridurrà mediamente del 5% la propensione al risparmio. In India e in Cina, invece, le prospettive appaiono diverse. Nel primo stato l’effetto demografico sarà contenuto mentre nel secondo le conseguenze della politica applicata negli scorsi anni, che favoriva le famiglie con un solo figlio, si faranno sentire e la capacità di risparmio cinese è prevista in calo del 40% nel 2060. Entrando maggiormente nel dettaglio, si nota che la propensione globale al risparmio rimarrà alta fino al 2030, con Cina ed India che passeranno dal 30% sul totale mondiale di oggi al 50%: la disponibilità di capitali da investire, quindi, sarà sempre più appannaggio di questi due paesi.
Infine un punto su cui si concentrano le speranze italiane, ed in generale dei paesi occidentali, è quello legato all’ambito politico. In primo luogo sul versante liberalizzazioni. Se i mercati dei paesi dell’OCSE assumeranno i contorni dei cinque che oggi vantano le best practice (USA, Regno Unito, Irlanda, Canada e Olanda), la crescita della produttività potrebbe salire ulteriormente di uno 0,2% annuo, che per l’Italia rappresenterebbe circa il 20% in più rispetto allo scenario base. Un altro aspetto sul quale concentrare l’attenzione è quello relativo alla riforma del mercato del lavoro. Se saranno approntate delle misure che andranno nella direzione di ampliare la partecipazione al lavoro, i benefici per i paesi dell’OSCE saranno molto grandi. In particolare, se venissero adottate misure atte a rendere la durata della vita attiva lavorativa pari a quella oggi in Svizzera, si otterrebbe un incremento del 2,7% nella partecipazione al lavoro per i paesi OCSE. Ma per l’Italia le prospettive sarebbero ben più rosee: +13%. Infine, l’OCSE ha considerato gli effetti di una profonda riforma fiscale, che unisca le misure relative alle liberalizzazioni ed al mercato del lavoro con una riduzione delle tasse. Gli impatti macroeconomici in questo caso saranno di un incremento dell’output per i paesi OCSE dell’11% rispetto allo scenario base e per i paesi non OCSE del 17%. Anche in questa prospettiva, l’Italia ha un grande potenziale: se le politiche interne venissero allineate alle best practice per il nostro paese ci potrebbe essere un incremento del pil del 35% rispetto allo scenario base.
Italia: crescere è ancora possibile – Pur con tutte le limitazioni che può avere uno studio che dà una prospettiva economica di 50 anni, il lavoro dell’OCSE dimostra che per il nostro paese la crescita non è un miraggio, ma può diventare realtà. Nonostante una popolazione che invecchia, e che quindi tende a consumare meno, una minor propensione al risparmio ed un incremento della produttività tra i più bassi al mondo, l’Italia ha ancora una “riserva di caccia” inesplorata, che potrà rappresentare un salvagente, e forse qualcosa di più, per le generazioni future. Il prezzo da pagare per non lasciarsi scappare questo Eldorado è tutto nelle nostre mani, ed in particolare in quelle della classe politica che, se adattasse l’Italia alle best practice internazionali, potrebbe garantirgli una maggiore partecipazione al lavoro ed una maggiore ricchezza. Ciò che dà speranza, quindi, è che è tutto nelle nostre mani, una verità che però forse spaventa anche un po’, considerando l’incapacità della classe politica degli ultimi anni nell’immaginare e plasmare un paese moderno. Solo con uno scatto avanti si potranno cogliere queste opportunità: da paese delle eccellenze, l’Italia deve (e merita) diventare un paese eccellente.
Fonte: Siderweb.com

 

Pagina 77 di 86

icon80x80

 

appstore

googleplay

windows-badge

Calendario News

« Ottobre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31          

Questo sito web utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzioni. Navigando sul nostro sito, accetti che possiamo utilizzare questi tipi di cookies. Per saperne di più sui cookies che utilizziamo vedi la nostra privacy policy.

Accetto i cookies da questo sito.