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Lunedì, 20 Febbraio 2017 07:00

La riforma ETS imbocca la strada giusta

Accolte favorevolmente le modifiche del Parlamento europeo, ma per Eurofer e Federacciai servono ulteriori miglioramenti

 

Nella controversa approvazione del nuovo documento relativo alla riforma dell’Emission Trading System, sembra che il Parlamento europeo, con i suoi emendamenti al testo proposto dalla Commissione europea, abbia accolto almeno in parte le istanze presentate dall’industria siderurgica dell'Unione. Stando a Eurofer, tuttavia, servirà ancora qualche ritocco prima del suo varo definitivo.

 

Un giusto equilibrio

«Il Parlamento europeo – spiega in una nota il direttore di Eurofer, Axel Eggert, a poche ore dalla votazione – ha prodotto un report che prova a trovare il giusto equilibrio tra l’ambizione di una riduzione delle emissioni senza però penalizzare la competitività dei settori industriali. Ci auguriamo che ora, nella discussione trilaterale (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, ndr), si possano rafforzare i punti chiave raggiunti, e migliorare quegli aspetti che necessitano di ulteriore lavoro. I capi di Stato e di Governo hanno appoggiato la posizione dell’industria, secondo la quale non vi debbano essere costi diretti o indiretti derivanti dalle modifiche del sistema per quel 10% di impianti siderurgici più performanti».

Il documento elaborato dal Parlamento Ue avrebbe, secondo Eurofer, introdotto diversi miglioramenti rispetto rispetto a quello licenziato dalla Commissione. Ad esempio, la maggiore flessibilità nella distribuzione delle quote tra vendita all'asta e l'assegnazione gratuita, che sarebbe essenziale per fornire maggiore protezione dal carbon leakage alla catena del valore dell'intero settore. Inoltre, sarebbe ragionevole l'esenzione dal «fattore di correzione intersettoriale» per i settori più esposti alla concorrenza internazionale, come l'acciaio. Infine, stando ad Eurofer la relazione riconoscerebbe i benefici ambientali del riutilizzo dei gas di scarico per la produzione di energia elettrica, garantendo la piena e libera assegnazione per tali quote al livello di riferimento.

«Tuttavia – continua Eurofer nella nota – ci sono ancora elementi concreti su cui sarà necessario lavorare nei prossimi passaggi di discussione. Il testo attuale, infatti, mantiene i tassi forfettari artificiali su parametri di riferimento, che in settori vicini ai limiti tecnici di taglio delle emissioni rappresentano un tema ancora da approfondire».

Il nuovo testo, inoltre, sempre secondo l’associazione dei produttori europei di acciaio, non riesce a fornire una soluzione strutturale per la questione dei costi indiretti, in quanto introduce uno schema armonizzato molto limitato, con limiti stringenti sulla possibilità di compenso aggiuntivo a livello nazionale. Un elemento che potrebbe portare alla cancellazione di almeno 800 milioni di quote.

«Apprezziamo i grandi sforzi dei deputati europei per migliorare la proposta della Commissione al fine di raggiungere un ampio accordo politico - conclude Eggert. - È necessario lavorare ulteriormente nei prossimi mesi per rendere il sistema di scambio di quote di emissione dell'Ue effettivamente attuabile. Sosterremo i deputati e gli altri responsabili politici nelle successive fasi del processo legislativo per far sì questo accada».

 

Si deve ancora lavorare sulle compensazioni

Sulla stessa linea anche Federacciai che, oltre al plauso per i miglioramenti apportati, evidenzia con il suo direttore Flavio Bregant che «sebbene i miglioramenti apportati rappresentino un primo importante passo, credo che vi sia ancora del lavoro da fare sul tema della piena compensazione degli extra costi per i produttori di energia elettrica. Alcuni passi in questa direzione sono stati fatti, ma per rendere il sistema completamente sostenibile riteniamo che si debba compiere ancora qualche sforzo. Tuttavia siamo sulla strada giusta, i membri del Parlamento hanno capito e tenuto conto anche dei problemi dell’industria europea».

Una constatazione che è emersa anche dal dibattito seguente al voto, durante il quale rappresentati di Paesi come Polonia, Grecia e Inghilterra hanno ribadito il loro voto contrario perché ritengono che, anche nella sua forma attuale, il documento non permetta agli impianti energetici più vecchi di avere una gradualità di adeguamento che possa essere finanziariamente sostenibile.

 

 

Fonte: siderweb.com

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